Trionfo XXI. Nabuchodenasor

XXI. NABUCHODENASOR


Nabucodonosor
fu un sovrano babilonese del VII sec., ricordato soprattutto per la conquista e distruzione di Gerusalemme e del tempio di Salomone.

Siamo al termine del cammino dell’uomo, con l’ultima e sublime virtù che lo rende compiuto e degno di chiamarsi uomo, e che consiste nell’ubbidire alla parola divina.

La carta si ispira probabilmente a uno dei due sogni del re interpretati dal profeta Daniele e riportati nei libri biblici a lui dedicati, laddove il re sogna la perdita delle ricchezze e della sovranità, ma conquista la fede aprendo gli occhi sul vero Dio dell’universo.

Nei Tarocchi tradizionali la carta è il Mondo, qui rappresentato da un globo stellato sovrastante il corpo serenamente dormiente di Nabucodonosor.

Il Grifone ad ali spiegate che lo attraversa, nella sua duplice natura di leone e di aquila, è, secondo l’interpretazione tardo medievale, figura di Cristo nella sua natura umana e divina (immagine riaffermata da Dante nel XXIX del Purgatorio) ed ora è posto in sostituzione degli Evangelisti, eterni custodi del Verbo divino e che dividono in quattro il globo stellato.

Così il Piscina termina la sua digressione sui Trionfi:

Perciò l’inventore ha, prima dell’immagine del Paradiso, fatto un ritratto dei quattro Evangelisti intesi e significati per le quattro insegne, Agnello, Bue, Aquila e Leone, segni della soave e infallibile fede di Gesù Cristo, volendo significare che chi vorrà essere eletto d’Iddio gli conviene dapprima osservare i suoi santissimi comandamenti, e, così facendo, saremo liberi dalle mani del Demonio il quale altro non studia che divorarci. Ora l’Autore ha posto la figura del MONDO in mezzo a questi quattro Evangelisti per dirci che il mondo non può stare senza religione e precetti, essendo essa il principale fondamento della quiete e concordia degli stati e della felicità dei popoli”.

La più grande virtù dell’uomo è dunque la sottomissione ai precetti della Fede, l’ubbidienza incondizionata alla Parola di Dio, virtù tale da rendere il nostro cammino terreno eternamente beato e glorioso.

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