Trionfo XX. Nenbroto

XX.NENBROTO

Eccoci ora  alle prese con quelle virtù alle quali tutte le altre sono assoggettate.

Come dice il Piscina: “Ma volendo finalmente l’inventore fornire queste sue figure, sotto le quali ha insegnato e accennato molti costumi e ammaestramenti civili, con un fine onorato e cristiano, ha posto per ultimo ritratto il Paradiso Celeste…..”.

Nenbroto, o Nembrot come lo chiama Dante nella Divina Commedia accusandolo di aver causato la confusione delle lingue e punendolo nell’Inferno con l’impossibilità di comunicare, è secondo la tradizione biblica il Nimrod fondatore di un potente impero in Babilonia il cui nucleo iniziale fu la città di Babele.

Probabilmente fu lui a dare avvio alla costruzione della torre istigando il mondo intero a ribellarsi alla sovranità di Dio, costruendo con superbia uno strumento con cui superare la stessa altezza divina.

Nella carta il personaggio tenta di difendersi dall’ira divina rappresentata dalla lingua di fuoco che scende dall’alto, ma inutilmente perché la punizione ha già distrutto la torre che superbamente è stata edificata.

Dopo la somma sapienza terrena viene la somma potenza dell’uomo che consiste nel Timore di Dio. Esso, come ci insegnano le Sacre Scritture, è radice e principio della sapienza, ed è perciò ad essa superiore.

In ogni nostra azione, in ogni momento della nostra vita, sembra insegnarci l’Autore di queste carte, nessuna virtù ha senso se non è signoreggiata dalla consapevolezza del giudizio divino.

Nell’Ecclesiaste (12,8) si legge: “ Tutte le cose sono solo vanità e dolore se non portano alla conclusione che il timore di Dio e osservare i suoi comandamenti è il tutto per l’uomo”. Dopo il timore di Dio, infatti, con l’ultima carta abbiamo la Fede nei suoi comandamenti.

Nei Tarocchi tradizionali la carta è l’Angelo o il Giudizio, con un Angelo che al suono di una tromba chiama gli uomini a sottoporsi al Giudizio Universale: a quel richiamo i morti si levano dai sepolcri per affrettarsi a comparire al cospetto di Dio.

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