Trionfo XIX. Sabino

XVIIII. SABINO

Siamo ormai verso la fine del cammino umano, alla presenza del Sole, e come il Sole scalda e illumina fisicamente l’intero creato, così, sul piano etico, esso è il punto topico della moralità individuale che si esercita, nel nostro caso, attraverso  la conoscenza delle cose divine, del “vero assoluto”. 

Il personaggio del disegno potrebbe essere Gaio Calvisio Sabino, pretore in Asia, console nel 39 a.C., e uno dei pochi che difese la memoria di Cesare dopo l’assassinio delle Idi di Marzo del 44 a.C.

Un’epigrafe descritta da Ronald Syme, come “una delle più notevoli iscrizioni dedicate ad un senatore romano”, loda Calvisio per la sua pietas, il suo senso del dovere e la sua devozione. E’ qui preso come l’ideale rappresentante dell’uomo che racchiude in sé tutte le virtù terrene e celesti, quasi in prossimità del Paradiso, e che l’amico Cicerone (Epistole. A Gaio Furnio. Libro X,26) chiamerà “uomo savissimo”.

Un altro personaggio, però, che forse meglio di Calvisio potrebbe raffigurare la carta in questione, è  Tito Flavio Sabino, del primo secolo dell’era cristiana, un eminente politico romano, fratello dell’imperatore Vespasiano e console nel 47 d.c.

Ci sono congetture avanzate da diversi studiosi che affermano che questo Sabino potrebbe essere il Teofilo (amato da Dio) a cui sono indirizzati il Vangelo e gli Atti degli Apostoli di San Luca, secondo l’uso degli scrittori classici di dedicare le loro opere a personaggi illustri. L’appellativo con cui Luca gli si rivolge, in greco kràtiste (eccellenza, illustrissimo), era riservato a ufficiali governativi di un certo livello o a una persona particolarmente degna di stima come fu in vita il nostro Sabino.

In ogni caso, questo personaggio che si era convertito al cristianesimo e che Luca voleva condurre verso una conoscenza più solida e compiuta del messaggio di Cristo, viene ad assumere il ruolo di destinatario universale del messaggio evangelico.

Sia l’uno che l’altro possono degnamente rappresentare quella somma sapienza dell’uomo capace di superare il sapere congetturale-astrologico di Ipeo e  quello contingente-astronomico di Lentulo che non conquistano la verità assoluta.

Sabino è dunque la massima sapienza, il saggio giudizioso che vince qualsiasi altra virtù e che, carico d’anni e dalla lunga barba biancastra, guarda verso la fine del suo cammino rappresentato dalle ultime due carte.

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