Trionfo XVIII. Lentulo

XVIII. LENTULO

Dei Lentulo, il nome di una delle famiglie più importanti della gens Cornelia, se ne contano quarantaquattro, incluso un Publio Lentulo, supposto governatore romano della Giudea, il quale, in un rapporto inviato all’imperatore Tiberio, dal titolo “Epistula Lentuli ad Romanos de Cristo Jesu”, elogia la figura di Cristo lodandone la sapienza e i miracoli.

La lettera, scritta in latino, ma probabilmente tradotta da un originale greco, a causa di diverse incongruenze si è dimostrata un falso di epoca posteriore,  opera di un ignoto letterato del XV secolo che deve aver utilizzato un passo di qualche trattato religioso medievale.

Oltre al Publio di cui sopra,  un dettaglio sulla carta ci indirizza verso un altro personaggio. Si tratta di Publio Cornelio Lentulo Spintere, e il particolare che ce ne permette l’individuazione è la toga trasparente di porpora da lui indossata.

Lentulo fu edile curule nel 63 a.C., “avanzando tutti coloro che erano stati innanzi a lui” (Cic. De officiis. II,XXIII), e quale sovrintendente alle attività teatrali e ludiche organizzò una serie di spettacoli che saranno ricordati per il loro splendore, anche se poi guasterà il tutto indossando un costoso e disdicevole vestito di porpora Tiria.

Ce ne parla Plinio: “Quando io ero giovane, era in uso la porpora di color di viole, la cui libbra si vendeva cento denari; e non molto di poi la rossa Tarentina. Dopo quella venne la dibafa Tiria, la cui libbra valeva più di mille denari. Di questa, avendosi per primo fatta una pretexta Publio Lentulo Spintere, edile curule, ne fu molto biasimato.

In tutte le cronache, il due volte console Lentulo viene elogiato come uomo  di straordinaria saggezza, onestà e rigore intellettuale.

Così ne parla Tacito: “ Era stata gloria di Lentulo, oltre ad aver ricoperto il consolato ed aver ottenuto gli ornamenta triumphales sui Geti, una povertà sopportata con gran dignità a cui seguirono ricchezze acquisite in modo onesto e utilizzate con saggezza e moderazione”.

Cicerone, quando farà ritorno a Roma dall’esilio grazie al suo impegno, lo chiamerà “Padre e Dio della sua vita e delle sue fortune”, e in tutto il carteggio che ebbe con lui non mancherà mai di manifestargli la riconoscenza, la stima e l’amicizia. Lentulo, forse anche più di Cicerone, sarà colui che difenderà i valori repubblicani contro le pretese cesariane in maniera così radicale da seguire Pompeo fino alla sua definitiva sconfitta a Farsalo.

Nonostante fosse legato per scelta politica a Pompeo, la sua specchiata onestà intellettuale non gli impedì di scontrarsi spesso con lui come risulta dal Libro I delle Epistole ad Familiares di Cicerone che ci permettono di definire il nostro personaggio quale simbolo per eccellenza della saggezza che dovrebbe essere praticata dall’uomo.

Che nella carta sia simbolizzata una tale virtù appare anche nelle sembianze del personaggio, ornato da una lunga barba bianca e pronto a interrogare la fiaccola della conoscenza con amore e desiderio.

La Sapienza di cui si fa portatore Lentulo ha per fine il vero. E’ quella astronomica, matematica, rigorosamente logica, che guarda l’alto dei cieli senza guardare in basso, fondata unicamente sul potere dell’intelligenza. Lentulo sta per la Sapienza dimostrativa, la quale, rispetto all’astrologia della Stella, non è più indagine congetturale.

Nei Tarocchi questa carta è la Luna.

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