Tra curiosità e scetticismo

Tra curiosità e scetticismo

di Carla Mazzocchi

 

Parlare di tarocchi tra persone di un certo livello culturale provoca immediatamente una strana sensazione. Da una parte, si attiva un evidente e immediato interesse acceso soprattutto dalla curiosità; dall’altra, si guarda a chi ha pronunciato quella parola come ad una persona ingenua e credulona, che nel terzo millennio crede ancora nella cartomanzia e, quindi, non può appartenere ad un gruppo che persegue la conoscenza e la razionalità.

Se poi, i Tarocchi vengono associati a ciarlatani e a mistificatori, i quali, in virtù di presunti poteri personali, leggono nelle carte il futuro, a quel punto il tentativo di darne una visione migliore risulta piuttosto arduo.

Si può argomentare per ore, si possono riportare i nomi autorevoli di studiosi del passato e del presente, ma riuscire a convincere che i Tarocchi siano qualcosa che esula dalla faciloneria, è come annaspare nell’acqua del mare.

Ma allora, come si spiega la produzione continua di una serie interminabile di trattati sui Tarocchi? Qualcuno pensa che questo avvenga perché queste carte, essendo figurate, si prestano facilmente ad alimentare un serbatoio di risposte da cui si può facilmente attingere quando non si ha la forza e l’intelletto per procedere autonomamente nella vita.

Nella società odierna, in un’epoca priva di certezze in cui prevalgono l’egoismo e la solitudine, sempre più persone si affidano a qualcuno o a qualcosa per avere delle risposte o delle speranze, per acquistare soprattutto fiducia, e, di conseguenza, per sentirsi bene.

Io sono portata a pensare che l’immaginazione, i sogni, le stesse illusioni diventino una sponda di salvataggio, un’ancora di salvezza, quando la vita ci travolge con il suo trantran e non sappiamo più cosa stiamo facendo, perché e per chi. Credo, quindi, che i Tarocchi ci diano la possibilità di ampliare il nostro universo, stimolandoci ad immaginare altri modi di concepirlo e di organizzarlo.

Qualcuno potrebbe obiettare che i Tarocchi creano soltanto delle illusioni e ci allontanano dal nostro vero quotidiano, mostrandoci un mondo apparentemente rassicurante. Personalmente, invece, penso che siano in grado di procurarci delle sensazioni insostituibili, attraverso le quali il mondo reale diventa più ricco di significato e più bello.

Le immagini di queste carte particolari riescono a mettere ordine nel fiume degli avvenimenti spesso insignificanti della vita, ci tendono una mano quando siamo profondamente depressi, ci conducono verso gli altri, ci fanno comprendere meglio il mondo e ci aiutano a vivere. Non costituiscono di certo una cura per lo spirito, ma, se li ascoltiamo, possono trasformarci nel profondo.

Concordo, naturalmente, con tutti coloro che pensano all’impossibilità di supportare questi argomenti con prove oggettive e studi scientifici, ma non si può negare, nello stesso tempo, che molto della nostra dimensione umana è da definire o da chiarire. Chiunque abbia la consapevolezza di esistere, sa che dentro di sé esiste qualcos’altro che è impossibile definire con una parola universale, con una parola cioè che abbia un senso per ogni uomo e ogni cultura.

C’è chi lo definisce spirito, chi energia, chi ancora coscienza, ma, tutti, in fondo, si riferiscono allo stesso fenomeno: secondo me dentro di noi esiste “una scatola nera”, che contiene un’enorme quantità di materiale, ma, che a differenza di quella che viene rinvenuta dopo un disastro aereo o marittimo, non può essere aperta e osservata con strumenti tecnici. Una scatola nera con cui si può entrare in contatto attraverso canali alternativi, generalmente sottovalutati, e uno di questi canali può essere tracciato dalle figure simboliche dei Tarocchi.

Credere a ciò che non possiamo provare scientificamente, diventa perciò una scelta personale e la prova sta dentro di noi, ossia nelle nostre sensazioni che sono reali e vere anche se non le vediamo al microscopio.

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