Stella, Luna, Sole

Tratterò i trionfi, STELLA, LUNA, SOLE, in questo unico articolo, perché dal punto di vista simbolico si riferiscono allo stesso oggetto: la Sapienza.

E’ indubitabile, infatti,  che nella mente del loro ideatore, i 22 trionfi dovessero rappresentare una specie di percorso morale che l’uomo avrebbe dovuto seguire per assicurarsi la beatitudine eterna (Significato dei Trionfi). Ed è anche indubitabile che in questo percorso, cioè nel cammino che a più riprese ho chiamato “scala verso il cielo”, la virtù più importante da conquistare sia la Sapienza.

Senza di essa, l’amore, la giustizia, la forza, la temperanza, la prudenza, e qualsiasi valore etico, perdono di consistenza, perché, come da sempre insegnano i testi di filosofia morale  e le Sacre Scritture, “la sapienza è  madre di tutte le virtù”.

Ma, dal momento che la Sapienza si presenta in tre forme, cioè come sapere pratico, speculativo e contemplativo, il mirabile inventore dei tarocchi pensò bene di declinare questa virtù in tre carte distinte.

Ora, quali scienze rappresentavano nel Quattrocento queste tre forme di conoscenza?

Il sapere pratico che si basa su principi tratti dall’esperienza era associato all’Astrologia. Il sapiente che leggeva il libro celeste, che s’impadroniva dell’esatta corrispondenza “tra l’alto e il basso”, costituiva, infatti,  un valido aiuto in tante attività quotidiane, come la scelta del tempo più opportuno per la semina o il raccolto, per orientarsi durante un viaggio, per prevedere, in base alla regolarità del ciclo stellare, fenomeni di una certa importanza per la popolazione. Nei  tarocchi di Ercole d’Este (I tarocchi ferraresi) la carta della Stella ci mostra due astrologi che additano le sfere celesti. Non è casuale il fatto che il personaggio con il muso di cane sia Anubi, il messaggero sacro degli Egizi che, al levare della Canicola ( la stella da cui prendeva il nome), avvisava il popolo dell’imminente inondazione del Nilo.

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Il sapere speculativo, che procede da principi conosciuti mediante il lume naturale della ragione, era associato alle scienze matematiche e all’Astronomia. Un sapere, dunque, che prescindeva dall’esperienza e che mirava alla conoscenza delle leggi immutabili e ordinate che governano la realtà, come ci mostra la carta della Luna , sempre nei tarocchi estensi, con un astronomo nel chiuso di una stanza che tiene in mano un compasso, accanto a una sfera armillare. Si tratta di un sapere che non ha a che fare con risultati pratici particolari, ma che trova la sua validità nell’universalità delle sue applicazioni.

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Il sapere che ho definito genericamente contemplativo, è in verità quello ci viene fornito dalla Teologia. Se l’organo normale dei due saperi precedenti è la ragione, la quale ha come suo criterio di verità l’evidenza mediata o immediata, la fede è un organo straordinario che aiuta la ragione stessa a raggiungere più facilmente e con più sicurezza  il suo ultimo traguardo, la verità suprema rappresentata da Dio e dalle ultime due carte della scala trionfale.

L’ideatore dei trionfi era ben consapevole che la ragione non esauriva tutto l’orizzonte della verità e che di questo orizzonte vastissimo molto veniva svelato dalla rivelazione accolta per fede,  rappresentata dal Sole, l’abbagliante luce che dall’alto piove sul Diogene della carta dei tarocchi estensi e che nei tarocchi Sola-Busca illumina SABINO, molto probabilmente  Gaio Calvisio Sabino, che l’amico Cicerone definiva “uomo savissimo”.

Quindi a partire dal sapere pratico esperienziale e particolare, rappresentato dalla STELLA astrologica, l’uomo deve salire più in alto e puntare all’acquisizione di un sapere universalmente valido, rigorosamente logico e dimostrativo, rappresentato dalla LUNA astronomica. A questo punto possiamo dire di conoscere la verità, ma si tratta di una verità parziale, perché l’orizzonte su cui si colloca la verità nella sua pienezza è, come abbiamo detto, molto più vasto. Per arrivare a sfiorare questo orizzonte occorre il SOLE teologico, l’apporto della fede che, supportando la ragione, porta alla conoscenza delle cose divine, della verità assoluta, di una verità che salva, direbbe S.Agostino, di quella verità che il giorno del Giudizio universale, quando andremo al cospetto di Dio Padre (siamo qui in presenza degli ultimi due Trionfi) ci assicurerà l’eterna salvezza.

Mi rendo conto di aver dato un’interpretazione lontana anni luce da quelle in circolazione e qualcuno potrebbe storcere il naso, tuttavia, a mio giudizio, è questo il significato allegorico delle tre carte che più si avvicina alla verità storica.

Se i trionfi sono una guida morale, è in questa prospettiva che occorre analizzarli, attenendosi alla filosofia morale del periodo in cui vennero prodotti. E l’oggetto di quella dottrina morale era l’azione umana ordinata ad un fine e l’uomo in quanto agisce volontariamente per quel fine, intendendo che tutte le altre azioni non soggette alla volontà e alla ragione non entrano nel campo della morale. Che poi il fine ultimo a cui le azioni dell’uomo dovevano venire ordinate fosse Dio era a quel tempo del tutto scontato. Era Dio a costituire il criterio fondamentale della moralità, e per sapere se un’azione era buona o cattiva, bastava vedere se ci avvicinava o ci allontanava da Lui.

Ma, tutto si svolgeva con l’intelletto che ordina e la volontà che esegue. E’ l’anima intellettiva che muove il motore della moralità umana e ad essa fanno riferimento i Trionfi, quali virtù morali da conseguire.

Voglio dire che se si interpreta, ad esempio, la carta della Luna come “ un invito a non abbandonarsi alle illusioni, a controllare gli istinti, e soprattutto a valutare i sogni e la memoria( soggetti all’influenza lunare) come elementi fondanti della propria personalità e come strumenti di conoscenza interiore”, ebbene, possiamo farlo, ma stiamo su un terreno che non attiene alla morale umana. In tale prospettiva si cade in quella sorta di psicologismo che in tempi recenti ha portato a considerare i tarocchi persino come uno strumento capace di penetrare nelle profondità più oscure della nostra coscienza.

L’uomo che sale la scala trionfale ha due strumenti da utilizzare se vuole arrivare in cima: l’intelletto e la fede. Il simbolismo delle carte rinvia ad essi necessariamente, e la STELLA,  la LUNA e il SOLE, a conclusione della vicenda terrena, racchiudendo nella Sapienza filosofica e teologica il punto focale di questi strumenti, testimonia la validità della mia interpretazione.

Assegnare a queste carte qualcosa che attiene alle passioni e all’operazioni dell’anima, attribuirvi un qualche significato psicologico, oppure pensarle come tappe finali di una presunta costruzione alchemica, o riscontrarvi una qualche analogia con la numerologia e la cabala, ebbene, tutto questo, sul piano ermeneutico, è una forzatura che ne tradisce l’autentico messaggio.

Concludo osservando che un fraintendimento del genere ha radici molto antiche, a partire soprattutto dal rinnovato interesse della cultura di metà Quattrocento  verso l’ermetismo e tutte quelle correnti di pensiero dell’antica tradizione magico-astrologica. A quel periodo appartengono la scoperta dell’Astronomicon di Manilio  (I sec.d.C) e dei testi ermetici tradotti da Marsilio Ficino, esemplati, in maniera significativa, negli affreschi ferraresi di palazzo Schifanoia del 1469/70, dove lo “Zodiaco olimpico” mostra tutta l’espressione fantastica dell’antica astrologia neogizia ed ermetica.

Evidente l’influsso di queste nuove tendenze culturali sui Tarocchi a partire dai primi decenni del XVI secolo, basti pensare alle allusioni astrologiche delle nostre  tre carte nei tarocchi milanesi-marsigliesi (I Tarocchi marsigliesi), o alla presenza delle dodici costellazioni dello Zodiaco nelle Minchiate fiorentine (Le minchiate). Tuttavia, fu solo in tempi molto più vicini a noi che il messaggio originario veicolato dai Trionfi  ha finito per subire una radicale e ingiustificata revisione (La cartomanzia).

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