Le Minchiate fiorentine

Le “Minchiate” fiorentine sono un mazzo costituito da 97 carte. Rispetto al tradizionale mazzo di 78, non ha la Papessa e, in aggiunta ai restanti 21 trionfi, ne ha altri 20. Quindi, 41 Trionfi che addizionati alle 56 carte normali fanno in tutto 97 carte.

Siccome le Minchiate discendono dai tarocchi, tratterò dapprima del tarocco fiorentino, e poi di questo mazzo particolare.

Il tarocco fiorentino

I fiorentini giocavano a carte già nel 1377. E’ di quell’anno, infatti, una proibizione del gioco delle carte che troviamo nello Statuto comunale (attualmente la più antica fonte in merito alle carte in uso in Italia). La diffusione della pratica del gioco è attestata nel 1430, quando nel Catasto della città, da poco attivato, viene menzionato un cartaro, tale Antonio di Giovanni di Ser Francesco, in possesso di “forme da naibj e da santi in lengname”, ossia di matrici lignee per carte da gioco e immagini devozionali. (L’incisione su legno).

Nel 1434, Niccolò III faceva pagare al cartaro Ser Ristoro e soci, in Firenze, sette fiorini d’oro per due mazzi di carticelle che gli erano state inviati a Ferrara. Se pensiamo che in quel periodo le carte a Firenze erano proibite, si può ipotizzare che si trattasse di carte particolari, forse dello stesso tipo “degli VIII Imperatori”, che una decina di anni prima la sfortunata moglie Parisina aveva richiesto al pittore fiorentino Giovanni della Gabella ( I tarocchi ferraresi).

Il primo accenno a carte da “trionfi” in Firenze è del 1450. Il 10 dicembre di quell’anno, in una  Provvisione comunale, compare il primo elenco di giochi permessi: dritta, vinciperdi, trenta, trionfo, quest’ultimo quasi sicuramente da identificare col tarocco. Tale presenza attesta che il gioco del tarocco era praticato ampiamente e che il popolo fiorentino lo giocava già da tempo.

C’è una stretta somiglianza tra i tarocchi fiorentini e quelli bolognesi, sia per l’ordine dei trionfi che per altri particolari. Faccio unicamente notare, a titolo d’esempio, che in entrambe le tradizioni i Fanti sono maschi nei semi di Spade e Bastoni, e femmine (Fantesche) in quelli di Coppe e Denari. Ci si chiede, allora, quale sia la tradizione più antica. Vari indizi portano a credere che il tarocco sia stato importato a Firenze da Bologna: “ Benché l’editto del 1450 preceda di ben nove anni il primo dato certo riferito ai tarocchi bolognesi, è più probabile che il gioco sia arrivato a Firenze da Bologna, piuttosto che il contrario”. (M.Dummett. “Il Mondo e l’Angelo”. Bibliopolis. Napoli.1993).

L’unico mazzo antico di tarocchi fiorentini pervenutoci è stampato su alcuni fogli tratti da matrici su legno, della fine del ‘400, conservati presso la National Gallery of Art di Washington, nella collezione Rosenwald, e per questo chiamato mazzo Rosenwald. In fig. il foglio contenente i trionfi:

rosenwaldtutto

A partire dalle tre regine (in basso a dx) i trionfi sono numerati dal nr. I al XII. Le tre virtù, Temperanza Giustizia e Fortezza sono consecutive con numeri VII,VIII,VIIII, come nell’ordine di tipo A Bolognese ( Ordine dei Trionfi) ; parimenti, l’Angelo e non il Mondo è l’ultima carta;  e ancora, la Fortezza è rappresentata  con una colonna, e l’Appeso regge due sacchi di denari. Questi, e altri elementi, testimoniano l’assimilazione del tarocco bolognese da parte dei fiorentini.

Tuttavia, rispetto alla tradizione bolognese, il mazzo Rosenwald presenta alcune differenze:

  1. Il Carro(X) segue le tre virtù (nei tarocchi bolognesi le precede)
  2. I Cavalli ( come si desume dall’altro foglio) sono Centauri , o  strane figure di draghi e leoni.

Possiamo allora concludere che a fine Quattrocento il tarocco fiorentino, derivato da quello bolognese, se ne discostasse per alcune caratteristiche; in particolare, la posizione del Carro nella sequenza dei trionfi che diventerà un tratto caratteristico dell’ordine fiorentino.

Le Minchiate

Quando fu inventato il gioco delle Minchiate? In base alla documentazione letteraria in nostro possesso, la maggior parte degli studiosi ne data l’invenzione fra il 1526 e il 1538. Lo studioso Franco Pratesi, avendo scoperto una Provvisione comunale fiorentina del 18 marzo 1477, in cui, tra i giochi permessi, appare, oltre al pilucchino, il gioco delle minchiate, ne fissa l’invenzione a quella data. Non entro nella polemica, ma ci sono fondati motivi nel ritenere tale ipotesi poco verosimile, e  il gioco di cui trattasi un particolare gioco di tarocchi con specifiche regole.

In tutto il Cinquecento  le carte e il gioco sono chiamate “Germini” e solo successivamente venne resuscitato il nome alternativo di Minchiate.

Abbiamo detto che il mazzo era composto da 97 carte: 56 carte di semi+41 Trionfi. Il mazzo delle Minchiate si differenzia, dunque, dal tradizionale tarocco, per un numero maggiore di Trionfi. Questa variazione fu apportata in quanto il numero maggiore di trionfi, che avevano valori di briscole, avrebbe reso il gioco più coinvolgente. Ritroviamo lo stesso obiettivo nel tarocchino bolognese, dove però, invece di aumentare il numero dei trionfi, si diminuì quello delle carte dei semi.

I 41 Trionfi erano costituiti dai 21 tradizionali (senza la Papessa) e da 20 addizionali. Questi ultimi comprendevano: 1) le 4 virtù: Fede, Speranza, Carità, Prudenza; 2) i 4 elementi: Fuoco, Acqua, Terra, Aria; i 12 segni zodiacali. Questi 20 elementi aggiuntivi vennero inseriti tra la Torre e la Stella.

 La sequenza era la seguente(tralasciando il Matto col numero 0):

Bagatto(I), Imp.ce (II), Imp.re(III), Papa(IIII), Amore(V), Temp.za(VI), Forza(VII), Giustizia(VIII), Ruota (VIIII), Carro(X), Eremita(XI), Appeso(XII), Morte(XIII), Diavolo(XIIII), Torre(XV) – i 20 trionfi aggiunti fino alla costellazione dei Gemelli (XXXV)- Stella (XXXVI), Luna(XXXVII), Sole(XXXVIII), Mondo(XXXVIIII), Angelo o Giudizio Universale (XL).

Il termine “Germini” con cui verrà denominato il mazzo è probabilmente una corruzione di “Gemini”, ossia dei Gemelli, il segno dello zodiaco che col numero XXXV è il più alto dei trionfi supplementari.

Nella fig. sottostante, la prima decina di un mazzo di Minchiate conservato presso il Museo Correr

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Rispetto al tarocco Rosenwald, manca la Papessa, e il Papa(IIII) è stato secolarizzato: regge in mano un globo e uno scettro. Sembrerebbe che le Minchiate non discendano dal mazzo Rosenwald. E, in effetti, è così. Basta osservare la sequenza delle carte Rosenwald, dove il Bagatto ha il numero I. Se continuiamo a contare, la Morte  ha il numero XIV e non il tradizionale XIII. Nelle Minchiate la Morte ha il numero XIII, con l’eliminazione della Papessa, e questa numerazione si collega a un mazzo successivo al Rosenwald in cui il Bagatto non aveva numero e la numerazione doveva iniziare con la Papessa(I), e continuare con Imp.ce(II), Imp.re (III)….. A partire da questo mazzo, una volta tolta la Papessa, bastava assegnare il numero I al Bagatto e ottenere la sequenza che vediamo nelle Minchiate.

In conclusione, il gioco delle Minchiate, la cui invenzione si può collocare intorno al 1530, discende da un modello di tarocchi in uso a Firenze, successivo ai disegni dei fogli Rosenwald.

Il gioco dei Germini, o Gallerini, o Minchiate, divenne molto famoso non solo a Firenze e nella Toscana, ma anche a Roma e nella stessa Bologna, e in Sicilia dove fu introdotto nel 1663. Fu comunque agli inizi del Settecento che raggiunse quella popolarità di cui continuerà a godere fino al secolo successivo.

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