La Temperanza

Una figura nell’atto di versare da un recipiente in un altro è la consueta iconografia della Temperanza che troviamo in tutte le versioni delle carte dei tarocchi. In fig. quella del mazzo Visconti-Sforza ( I tarocchi Visconti-Sforza).

Agli inizi del Trecento Giotto la figurava nella Cappella degli Scrovegni a Padova con una figura femminile che impugna una spada strettamente legata da nodi a simboleggiare l’inibizione della forza di fronte alle passioni.

Ma già qualche anno dopo, siamo nel 1339, quando a Siena Ambrogio Lorenzetti la dipingeva con una clessidra in mano a significare la necessità di riflettere prima di decidere, Giovanni da Balduccio la scolpirà nella Chiesa di S.Eustorgio a Milano in quello che si affermerà come modello definitivo.

Piero del Pollaiolo la dipingerà nel 1470 ( oggi agli Uffizi di Firenze) nello stesso atteggiamento, ma seduta su un imponente trono marmoreo.

 

Anche nel foglio Cary (I tarocchi Marsigliesi) la figura è seduta e non ha le ali. Quelle che appaiono sulle spalle della figura del Tarocco di Marsiglia furono certamente originate da un errore da parte dei fabbricanti francesi che presero per una coppia di ali i due schienali arrotondati del sedile del foglio Cary.

La Temperanza, una delle quattro virtù cardinali, è una virtù naturale che l’uomo può conquistare indipendentemente dalla grazia divina; non si ammanta delle ali di un angelo, sebbene sia collocabile tra cielo e terra essendo la virtù naturale più importante per l’uomo.

Dirà San Tommaso ( Summa Theologiae q141,2,1): ” La temperanza è una virtù cardinale meritevole di lode perché dispone la ragione a resistere ai diletti più naturali dell’uomo e quindi è più difficile astenersene e tenere a freno la loro brama“.

E’ la virtù morale che si fonda sul dominio di sé, sull’equilibrio e la moderazione, accessibile solo all’uomo che si pone alla ricerca della sapienza ( La Sapienza insegna la temperanza e la prudenza. Salmi 8,7) e il cui esercizio ci permette di vincere persino la morte consegnandoci a una vita immortale.

Non a caso, sin dai primi mazzi di tarocchi, una virtù simile, che è il lievito della nostra libertà interiore, è inserita a ridosso delle virtù celesti, subito dopo la Morte che da essa viene sconfitta.

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