La Storia dei Tarocchi Sola-Busca

Il primo accenno al nostro mazzo di carte si trova in un testo dell’abate Pietro Zani (Materiali per servire alla storia dell’origine e dei progressi dell’incisione in rame e in legno. Parma 1802).(pg 71 e seg) :

Dello stesso Artefice (un anonimo contemporaneo del Mantegna) ho anche osservato in Napoli un altro Gioco di carte non compito, alcune di queste nel Gabinetto dei Signori Terres, e alcune altre in quello di D. Ciccio de’Luca, alte 3pollici e 6 linee, larghe 2 e 4 con una piccola cornice. Nella classe dei Danari il Re porta il titolo R.FILIPO, la Regina ELENA, ed il cavallo SARAFINO. Il Re di Coppe ha: Lucio CECILIO R., e la Regina POLISSENA. La scuola antica italiana dunque può vantarsi di avere un Maestro incognito bravissimo, il quale ha inciso un numero di stampe non indifferente.”

Sappiamo dunque che all’inizio dell’800 esistevano presso due Collezioni private di Napoli alcune carte facenti parte di un mazzo incompleto ( non compito) dei Sola-Busca che l’abate Zani attribuisce a un anonimo artista della scuola veneziana o padovana, contemporaneo del Mantegna.

Qualche anno dopo abbiamo la descrizione da parte di Leopoldo Cicognara (Memorie spettanti alla storia della calcografia. Prato.1831 pg 161 e seg) che ha visionato le carte a casa della “nobilissima dama marchesa Busca nata duchessa Serbelloni” (Si tratta di Luigia Serbelloni che nel 1789 è andata in sposa a Ludovico Busca Arconati Visconti. Una sua pronipote, tale Antonietta Busca Serbelloni nel 1872 sposerà il conte Andrea Sola-Cabiati, dando vita al ramo Sola-Busca da cui prenderà il nome il nostro mazzo di carte):

Quello però che può rendere le nostre ricerche di qualche importanza è ciò che risulta dalle osservazioni diligentemente procurate su di un mazzo di Carte impresse in Venezia col permesso del senato veneto nell’anno ab urbe condita MLXX posto alla figura di Bacco al N.XIV, il che corrisponde al 1491 poiché l’Era Veneta ab urbe condita comincia dall’anno dell’Era volgare 421 non già nel 453, come altri, trattando questo argomento, errando scrisse”. E’ lui il primo a datare il mazzo Sola-Busca al 1491.

Continua poi col dire che queste carticelle furono intagliate in rame e che si tratta della stessa edizione che l’ab. Zani ha visto a Napoli, concordando con lui sull’anonimo autore contemporaneo del Mantegna.

“Alle figure sono poste varie denominazioni, come a cagione d’esempio al Re di coppe Lucio Cecilio R.; e alla Regina Polissena; al Re di danari Re Filippo, e alla Regina Elena, e Serafino al cavallo ecc ecc, e il fante di spade si nomina Panfilio, denominazione che negli stati veneti dura tutt’anche in un giuoco che riceve nome dal Fante di spade, che è la carta superiore, e chiamasi tutt’ora Panfilio. Vedi a Tav XII”. (Nella stessa tavola il Cicognara ha riprodotto anche Il RC (Re di Coppe LUCIO CECILIO R) e il RD (Re di Denari R.FILIPO).

Infine parla di quattro carte, coincidenti  con quelle di Milano e Napoli, che si trovano nella collezione del Marchese Durazzo di Genova, di cui ha tratto dei calchi (facsimile Tav XIII) : Reg C (Regina di Coppe POLISENA), BOCHO, NENBROTO, LENPIO. 

1                                    2

                  Tav XII                                                                                        Tav XIII

Conclude, poi, affermando che l’unica differenza tra tutte queste carte è che quelle vedute dall’ab. Zani a Napoli, come queste del M.Durazzo sono tutte impresse senza essere colorate, e quelle di Milano sono impresse e colorate.

In verità, una differenza ulteriore c’è. Nella carta BOCHO del marchese Durazzo (TAV.XIII) non ci sono iscrizioni aggiuntive; in quella da lui visionata in casa della marchesa Busca  è presente la sovrapposizione della lettera A nella O di BOCHO ( per questo motivo l’autore parla di Bacco), c’è l’iscrizione “anno ab urbe codita MLXX “, da cui ricava la data di esecuzione al 1491, e il sottostante acronimo incolonnato “col permesso del senato veneto”.

Una decina d’anni dopo abbiamo la testimonianza di Francesco Santo Vallardi, compilatore del “Manuale del raccoglitore e del negoziante di stampe….Milano 1843):

“Altro giuoco trovasi presso la famiglia dei marchesi Busca, composto di settantotto pezzi ( il primo ed unico giuoco da noi veduto di questo numero ) , cioè cinquantasei per le quattro merci , e ventidue per i tarocchi , figure colorite rappresentanti storia romana e mitologia . In questo giuoco i tarocchi sono numerizzati, ed al 4 , ove sta la figura di Mario , vi si legge SENATVS VENETVS , e nel tarocco 14 , che rappresenta Bacco , si legge sopra uno scudo ANNO AD VRBE CONDITA – MLXX  (1070 ) , che deve intendersi dalla fondazione di Venezia ; dal che si può congetturare essere questo giuoco del 1523 . Al tarocco 15 , che rappresenta Metello , vi sono le lettere V . F. che si credono la marca dell ‘ incisore “.

Vallardi fissa la data di esecuzione delle carte al 1525 prendendo quale data di fondazione di Venezia il 455 (1070+455=1525), come si trova anche nella pubblicazione dell’anno seguente (Milano e il suo territorio. Tomo II. Pirola. 1844) : ” In città c’è un giuoco presso casa Busca, compito in 78 carte, con figure a colori che rappresentano storie romane e mitologia; al quarto tarocco è scritto Senatus Venetus, e al decimoquarto, Anno ab urbe condita MLXX, che, se si riferisce a Venezia, indicherebbe il 1523″

Nel 1937, anche W.L.Schreiber in “Die altesten Spielkarten” fisserà la data al 1523 prendendo come data di fondazione di Venezia il 523, quando Attila invaderà la laguna veneta.

Intanto il British Museum di Londra entra in possesso di 4 carte : CS ( Cavallo di Spade), RgB (Regina di Bastoni), FD (Fante di Denari), CD(Cavallo di Denari), descritte successivamente da William Willshire, curatore della collezione del Museo in “A descriptive catalogue of playing and other cards. London 1876).

L’Albertina di Vienna di 23, acquistate nel 1845 : 20 Trionfi (mancano il Matto e Nabucodonosor) provenienti dalla collezione del Conte Fries + 3 carte figurate, RgD,FS,RD, provenienti da quella del barone di Haus.

La Kunsthalle di Amburgo delle 4 carte figurate di Coppe: FC, CC, RegC, RC

Nel 1864 lo storico dell’arte J.P.Passavant nel suo “Le peintre-graveur” Tomo V (pag 130 e sg) torna a parlare del nostro mazzo di carte. Dice di aver visto di persona le 23 carte all’Albertina di Vienna e le 4 carte al British di Londra. E’ anche a conoscenza delle 4 carte tedesche.L’autore fa una descrizione dettagliata di tutte le 31 carte.

Tutte queste carte, al pari di quelle del marchese Durazzo, non sono colorate e non hanno iscrizioni. Ciò significa che il mazzo custodito dai marchesi Busca è l’unico di nostra conoscenza ad essere stato revisionato con l’aggiunta delle iscrizioni  e del colore.

Nel 1907 il conte Andrea Sola-Busca invia al British un set di fotografie in bianco e nero di tutte le 78 carte dei Tarocchi, forse su richiesta dello stesso Museo. Poco tempo dopo le foto sono messe in mostra insieme alle 23 carte dell’Albertina di Vienna. E’ la prima volta che vediamo le carte numerali, il Matto e Nabucodonosor. Il British conserverà il set di fotografie, ma non acquisterà il mazzo.

Da allora il mazzo prenderà il nome di tarocchi Sola-Busca. Sicuramente in quell’occasione A.E. Waite ebbe modo di vedere l’intera serie fotografica traendone ispirazione per il proprio mazzo del 1909 che prenderà il nome di Rider-Waite dall’editore Rider e da Waite-Smith per la collaborazione esecutiva dell’artista Pamela Colman Smith.

Nel 1938 Arthur M. Hind nel suo “Early italian engraving”, inquadrandoli nell’arte italiana ferrarese dedica un capitolo ai Sola-Busca che ha avuto modo di esaminare personalmente nel 1934 grazie alla cortesia del conte Sola (figlio di Andrea). Sulla scia del Cicognara indica nel 1491 la ragionevole data d’esecuzione del mazzo, e riconosce nel miniatore ferrarese di fine ‘400, Mattia Serrati da Casandola, l’eventuale autore delle scritte aggiuntive associando le iniziali del suo nome e cognome alle iscrizioni M e S presenti sugli Assi. Il libro riporta la riproduzione di alcune carte museali e l’intero set di fotografie dato al British.

Nel 1978 Stuart Kaplan inserisce nel Vol.I del suo “The Encyclopedia of Tarot” la riproduzione delle 23 carte dell’Albertina di Vienna e di quasi tutto il mazzo in bianco e nero, con poche note aggiuntive.

Siamo ormai alle battute finali. Nel 1991 il mazzo viene presentato in una Mostra al Museo Poldi Pezzoli di Milano. Nel 1998 Wolfgang Mayer stampa 700 esemplari dall’originale, numerati a mano e da lui firmati, molto ben fatti. L’acquisto nel 2009 da parte del Ministero dei Beni Culturali e la cessione all’Accademia di Brera che nel 2012-13 organizza un’ulteriore esposizione. A seguito della Mostra braidense, il Meneghello stampa una copia del mazzo a tiratura limitata, interessante per esecuzione e fedeltà all’originale.

Questa è la storia e se ho tralasciato qualcosa, me ne scuso con il lettore.

A questo punto, possiamo tracciare la probabile evoluzione del nostro mazzo di carte nei termini seguenti:

  • L’ideatore del progetto originario è un letterato, profondo conoscitore dell’antichità greca e romana. L’artista che traduce in immagini questo progetto (potrebbe coincidere con l’ideatore) incide sulle lastre di rame le iscrizioni S e C sul carro di DEOTAURO e sulla bandierina di METELO, SPQR sulla faretra di CARBONE e PAX sulla bandierina del Re di Denari. Vengono numerati i Trionfi e nominate le carte figurate, ad eccezione dei Fanti.
  • Successivamente, un artista presumibilmente veneziano provvede a una prima coloritura e  appone sulle carte alcune scritte aggiuntive, come la A nella O di BOCHO e l’iscrizione sullo scudo “Anno ab urbe codita MLXX” da cui si desume la probabile data di esecuzione al 1491 o al 1523  a seconda della data di fondazione di Venezia al 421 oppure 453. 
  • Infine si darà una nuova mano di colore e si aggiungeranno i numeri arabi sulle carte numerali e figurate. Questo è il mazzo in nostro possesso.

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