La Giustizia

E’ in epoca medievale, così come per le altre virtù cardinali, che si fissano i due attributi della Giustizia: la bilancia per il giudizio e la spada per la punizione.

Nei Visconti-Sforza ( I tarocchi Visconti-Sforza) la vediamo rappresentata per la prima volta nel seguente modo: nella parte superiore un uomo a cavallo al galoppo con armatura e spada (probabilmente si tratta dell’Arcangelo Michele a cui spetta la pesa delle anime dei morti in occasione del Giudizio Universale); nella parte sottostante,  la Giustizia incoronata  sostiene la spada con la punta verso l’alto e la bilancia.

Probabilmente fu un’errata interpretazione di questo disegno a indurre i fabbricanti ferraresi a inserire la Giustizia al penultimo posto della sequenza dei loro trionfi. La presenza di quello che appare essere l’arcangelo Michele deve averli portati a pensare che si trattasse della Giustizia divina e non terrena, come invece avviene nei trionfi milanesi. In questi, infatti, la Giustizia segue immediatamente l’Amore e il Carro a significare una giustizia salda e retta e maneggiata senza passioni, la quale vince e signoreggia l’amore e la fama che a volte trasportano l’uomo al di fuori della via segnata dalle norme  fissate dalla giustizia divina (l’arcangelo Michele, se di lui si tratta, è uno stimolo a ricordare queste norme).

Questa iconografia vedrà nel tempo l’aggiunta di alcuni elementi.

Già nel 1494, in una stampa illustrativa del poema La nave dei folli di Sebastian Brandt, la figura della Giustizia appare bendata da un folle, riconoscibile dal berretto a sonagli. La benda non ha qui il significato positivo di imparzialità che le sarà poi attribuito,perché il gesto di colui che copre gli occhi alla Giustizia è ancora quello di un folle. Nel giro di pochi anni, però, in larga parte d’Europa la benda diviene, con la bilancia e la spada, un attributo assolutamente ovvio che non richiede alcuna spiegazione. La giustizia diventa cieca perché non deve favorire nessuno  e la benda è a protezione del rischio di essere accecata dal potere.

Nel XVI secolo, poi, soprattutto in area protestante, dove non esiste più la suddivisione tra potere spirituale e temporale e dove i nuovi codici legislativi sono affidati a un corpo di giudici di professione, cominciò a diffondersi l’idea di una giustizia sempre più lontana dalla gente e possibile di corruzione. Da qui l’iconografia di una giustizia bifronte in cui si deprecavano quei giudici severi fino alla crudeltà con  i poveri e  misericordiosi verso i potenti.

Di seguito riporto l’immagine bifronte della Giustizia tratta dal cap CLIII del “Praxis rerum criminalium“, un manuale (plagiato da un altro autore) sulla pratica delle leggi criminali del 1554  del belga Joost de Damhouder, un funzionario delle finanze dei Paesi Bassi sotto il dominio degli asburgo olandesi.

 

Riporto anche una stampa, sempre belga, della metà del 1600, che è quella precedente a rovescio, in cui si vede bene che la Giustizia è bendata.

Questa è dunque l’iconografia della Giustizia che si affermerà nei paesi protestanti e in quelli anglosassoni. Ancora oggi nel nord dell’Europa e negli Stati Uniti, l’immagine più tipica della Giustizia comprende spada, bilancia e benda.

In questo modo, bendata e bifronte, la troviamo nel mazzo anonimo parigino della metà del XVII secolo . Il mazzo, attualmente presso la Biblioteca Nazionale di Parigi, pervenuto con tutte le settantotto carte intatte, presenta disegni che non somigliano a quelli dei modelli standard a noi noti. Fanno eccezione, nei trionfi, l’Appeso (Le Pendu) del tutto simile a quello marsigliese, e il Mondo (Le Monde) sorprendentemente simile a quello che ritroveremo nei discendenti dal mazzo Vieville (I tarocchi piemontesi).

In quello che si affermerà come il tarocco di Marsiglia, figlio della tradizione italiana perché generato direttamente dal tarocco quattrocentesco lombardo, torneremo a vedere la classica figura  tradizionale.

 

Mi fermo qui. Risparmio al lettore le fantasiose interpretazioni successive, come quella (una per tutte) di  Jodorowsky a proposito del mazzo suo e Camoin,  in cui  dice: “ La Giustizia, numero VIII, simboleggia la perfezione…..L’8 nei numeri arabi è formato da due cerchi sovrapposti:perfezione in cielo e in terra. Nella numerologia dei tarocchi è anche un doppio quadrato: stabilità nel mondo materiale e nel mondo spirituale…..ma equilibrio e perfezione non sono sinonimi di simmetria”. Il terzo occhio sull’acconciatura e la mano che regge la bilancia con le dita congiunte al pollice in segno di unità fanno da sfondo iconografico a una sciocchezza del genere.

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