Il Diavolo

 

In tutte le carte miniate del Quattrocento che ci sono pervenute, la carta del Diavolo non c’è. E’ assente nei Visconti-Modrone ( I tarocchi Visconti-Modrone), nei Visconti-Sforza ( I tarocchi Visconti Sforza) e nei ferraresi  ( I tarocchi ferraresi). Le prime testimonianze sono del secolo successivo.

Di seguito il Diavolo del foglio Dick (I tarocchi ferraresi),  e quello di Agnolo Hebreo della tradizione bolognese ( Il tarocchino bolognese)

 

Il Diavolo è qui rappresentato in tutta la sua natura animalesca, con le corna, le zampe artigliose e il viso ripetuto sull’addome a significare l’intelligenza asservita agli appetiti più bassi ( diavolo gastrocefalo). Il fanciullo rapito che poi sarà sostituito da una giovane donna è l’altro elemento significativo che denoterà la maggior parte dell’iconografia successiva.  In basso, il Perditorum Raptor ( il Plutone pagano) dei tarocchi Leber ( I tarocchi Leber) e il Diavolo del mazzo seicentesco Vieville ( I tarocchi piemontesi).

 

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Qual’è il significato da attribuire a questa carta?

Riporto la descrizione che ne diede Francesco Piscina nell’opuscolo stampato nel 1565 a Monte Regale (l’attuale Mondovì in provincia di Cuneo) dal titolo: ” Ragionamento sopra l’ordine delle figure de Tarocchi” (I Tarocchi piemontesi) :

Ma parendo ormai all’Autore d’aver posto immagini ed esempi sufficienti di cose mortali e terrene, continua ora a porre figure di cose più degne, cioè celesti. Ma siccome la Natura non sopporta le mutazioni troppo repentine né che si passi da un estremo all’altro senza un debito mezzo, prima di salire alle cose celesti, pone, quale termine estremo delle cose terreni, esempi di Demoni che pur essendo figlioli di Dio non sono però veramente né terreni né celesti. Sono infatti i Demoni spiriti aerei che sono in un certo qual modo tra Dio e gli uomini.”

In poche parole, secondo il Piscina, l’ideatore dei Tarocchi dopo aver dato esempi di virtù terrene, arrivato ad un certo punto della sequenza, continua con cose più degne, con virtù celestiali. Ma, siccome non si può passare dalla terra al cielo repentinamente, dal momento che la Natura non fa salti, pone quale elemento di mezzo tra il basso e l’alto i Demoni che pur essendo figlioli di Dio non sono però veramente né terreni né celesti. Sono infatti i Demoni spiriti aerei che sono in un certo qual modo tra Dio e gli uomini.”

Diabolus, in latino, sta per “ colui che divide“. In greco, Διάβολος (diabolos) ha lo stesso significato di “mettere di traverso“, termine che traduce l’ebraico Satan  “colui che si oppone“. Nella musica del Medioevo era chiamato ” diabolus in musica” un intervallo musicale dissonante che rompeva l’unità armonica della composizione.

Nei Tarocchi, figli della tradizione medievale testimoniata da Francesco Piscina, il Diavolo non poteva avere un significato diverso da questo. Dunque, il Diavoloè colui che divide, che separa“, uno spirito aereo che sta tra la terra e il cielo, che ha acquisito le virtù terrene, ma deve conquistare quelle celesti, le più significative.

Nella sequenza dei Trionfi, l’uomo disordinato e molteplice ( Il Matto/Bagatto)  alla ricerca di un’unità spirituale, a metà del cammino, dopo aver vinto persino sulla Morte, si accorge di essere ancora incompleto. C’è qualcosa che, nonostante tutto, lo separa dalla sua unità, che lo tiene incatenato al suo disordine interiore. Occorre a questo punto volare più in alto, andare alla conquista della Sapienza  (Stella, Luna, Sole), di una retta ragione che gli permetterà di essere finalmente uno e unico,  immagine e somiglianza di Dio (le ultime due carte).

Nellarticolo Il significato dei Trionfi, dico: :

“Poi, dopo aver oltrepassato il gradino della Morte, occorre avviarsi verso l’alto dei cieli. I gradini si fanno più difficili da salire, la conquista dell’unità con se stessi richiede un impegno maggiore. Ecco allora l’uomo che si stacca dalla materia e diventa puro spirito, un Diavolo sospeso tra cielo e terra. Il Diavolo non è tanto e soltanto il lucifero infilato nella ghiaccia dantesca, in poche parole il malvagio contrapposto a Dio e quindi al bene, ma soprattutto il “diabolus”, cioè “colui che divide”, che separa la sfera terrena da quella celeste, la rappresentazione dell’uomo che si allontana idealmente dalla Terra per salire verso il cielo…”

Il Diavolo non sta dunque a rappresentare il male contrapposto al bene, quanto piuttosto il male come privazione del bene, la mancanza di qualcosa che impedisce all’uomo di essere veramente tale. L’uomo è diabolico non per il male che ha, ma per il bene che gli manca; ma dal momento che è impossibile disegnare l’assenza o la mancanza di qualcosa, da sempre l’iconografia è quella del Diavolo che simboleggia l’uomo malvagio in cui il male è presente, l’uomo che si è allontanato dal sole della ragione cacciandosi nelle tenebre dell’irrazionalità ( il rapitore di fanciulli) e dell’ignoranza ((il gastrocefalo), e si è reso schiavo dei vari vizi, tra cui in particolare la lussuria.

Come tutte le 22 carte trionfali, anche il Diavolo è una carta positiva ( il lettore diffidi di tutti coloro che assegnano a queste carte un duplice significato a seconda della visione diritta o rovesciata!!). Ci aiuta a capire che per la pienezza del nostro essere occorre staccarsi da terra e volare alto, alla conquista di un bene che va oltre l’amore, la gloria, la giustizia e che supera qualsiasi virtù terrena che possiamo esercitare.

Concludo  osservando che la figura del Diavolo verrà trasformata dagli esoteristi del Settecento, a partire da Court de Gebelin (La Cartomanzia I) per adattarla alla loro fantasiosa dottrina. Ma siccome non vale la pena parlare di queste sciocchezze lascio che siano i cartomanti televisivi, informatici o cartacei, a dare l’idea del diavolo maschio e femmina, con poteri attinenti allo yin e allo yang, o ad altre assurde fantasticherie.

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