Il Bagatto

L’anonimo monaco della fine del Quattrocento, autore del Sermones de Ludo (I Tarocchi ferraresi), definisce questo trionfo El Bagatella, omium inferior, l’inferiore di tutti, per dire che nel gioco era la carta che valeva di meno in quanto battuta da tutti gli altri Trionfi, ma, nello stesso tempo, simbolicamente vinta sul piano morale, rappresentando il personaggio una bagattella, una cosa di poco conto.

A quei tempi, il termine bagattella stava anche per gioco di prestigio e inganno, e dunque ciò che successivamente verrà nominato Bagatto stava chiaramente a significare un uomo di poco valore che usava l’arte della meraviglia e dell’illusione a suo proprio vantaggio, un prestigiatore che mostrava agli altri e a se stesso una realtà diversa da quella effettivamente vissuta.

In tal senso è rappresentato per la prima volta nei Tarocchi Visconti Sforza ( I tarocchi marsigliesi dei Visconti-Sforza), subendo nel tempo pochissime variazioni: un uomo riccamente vestito, con un ampio cappello sulla testa, seduto ad un tavolo sul quale compaiono diversi oggetti, con in mano una bacchetta da prestigiatore

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Una curiosità: qualcuno ha individuato nella forma del cappello del personaggio un 8 coricato, cioè il simbolo dell’infinito matematico ( ∞ ), lasciandosi andare ad interpretazioni che dire fantasiose è dir poco. Queste sono sciocchezze da cartomanti: il simbolo matematico dell’infinito fu introdotto per la prima volta dal matematico inglese John Wallis nel 1655, cioè circa duecento anni dopo la nostra carta.

In verità, la carta è un ammonimento a prendere coscienza di ciò che siamo, senza false illusioni, senza lasciarci ingannare da niente e nessuno, e se la riflessione che facciamo su noi stessi ci mostra un essere di “poco valore”, dobbiamo avere la forza di reagire e intraprendere il cammino sulla scala trionfale che ci porterà alla rinascita e alla conquista dell’unità con se stessi che, come abbiamo detto a più riprese, è un’unita ontologica con Dio (Significato dei Trionfi).

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