I Tarocchi romani

Ci sono fonti documentarie che attestano la presenza di tarocchi a Roma già nella seconda metà del Quattrocento ( Arnold Esch: Roman custom registers 1470-1480… in Journal of the Warburg and Courtauld Institutes,58,1995). Arnold Esch, per anni a capo dell’Istituto Storico Germanico di Roma, nell’articolo citato ci dice che dai libri doganali dell’epoca risulta chiaramente l’importazione a Roma di vari tipi di carte da gioco quali “carte stampate da jugare” e “ quattro Parra de trionfi et carte indorate e doi para de trionfi” ecc.. da parte di mercanti fiorentini, e tra l’altro, nel 1480, anche una partita di “carte franciose” da parte di un francese.

Queste notizie attestano che alla fine del ‘400  carte da trionfi, ossia tarocchi, e mazzi di carte normali, venivano importati a Roma da Firenze, e, in numero ridotto, mazzi a semi francesi dalla Francia, per cui è presumibile che non ci fosse una produzione interna, o, in caso contrario, che fosse insufficiente. I tarocchi arrivarono a Roma non direttamente da Bologna ( come vedremo, l’ordine romano dei trionfi è di tipo bolognese), ma attraverso Firenze, appunto, dal momento che presentano la variante fiorentina, con il Carro che segue le tre virtù.

Che il gioco con le carte normali e tarocchi fosse molto diffuso a Roma nei primi decenni del secolo successivo è attestato dal poemetto di Pietro Aretino scritto nel 1522 in occasione dell’elezione di Papa  Adriano VI e che rappresentava i cardinali riuniti in Conclave quali giocatori di Tarocchi.  Il sonetto dell’Aretino comincia:

Venti duo Cardìnal senza romore
giuocavano a tarocchi in la lor cella,
fé medici e mischiò poi di la stella
ad farnese a egidio il traditore,

e finisce:

E tra lor ferno questa legie nuova
che papa sia quel che lo ritrova
mentre ciascheduno si prova
Mantoua siena farnese andando a spaso
una carta trovorno ma fu un aso.

Se a quel tempo i tarocchi non avessero avuto una certa notorietà, la satira proposta sarebbe stata ovviamente poco efficace. Il comasco Paolo Giovo il Vecchio riprese poi integralmente la pasquinata aretinese in occasione del Conclave dal quale doveva uscire eletto il cardinal Del Monte col nome di Giulio III, il 7 febbraio 1550. Il Conclave, uno dei più scandalosi per i maneggi dei cardinali, tra i quali il Farnese, fu messo in berlina col titolo “Gioco da Tarocchi fatto in Conclavi” e comincia:

Vinti dui Cardinal senza rumore
Giocando agli tarocchi in una cella
Fé Fernese e mischiò e dé la stella
A puteo e juda a pisa traditore.
Al Camerlengo dette puoi l’amore,
Cichada, il sole: Vitello, il bagatello,
A Turnon temperanza; e puoi la bella
Imperatrice a Trento vene fore.

Nel periodo in cui il Giovio componeva la sua partita a tarocchi giocata in conclave, a Roma si fabbricavano carte da gioco. E’ certa, infatti, la presenza di un fabbricante romano di carte nel 1559.

Masetti Zannini ( Produzione e commercio della carta in documenti notarili romani del Cinquecento nel Bollettino dell’Istituto di patologia del libro “Alfonso Gallo”, Anno XXX, Luglio-dicembre, 1971,pp.161-195) riporta nell’articolo un lungo elenco dei beni presenti nel laboratorio del “cartaro” Domenico di Biagio Bacchi venduti in quell’anno a uno stampatore e libraio romano.  Sono tutte carte da gioco!

Troviamo stampe di tarocchi piccoli e grandi, tarocchi a mazzi finiti, altri col dorso bianco, tarocchi senza carte tagliati cioè solo trionfi, carte romanesche e tarocchi romaneschi, forniture di tarocchi todini ( di Todi? ossia Tuderini, o di una ditta Todini?) e ferraresi in tre varietà di prezzo e composizione, dal momento che una delle tre forniture, composta da 288 confezione molto a buon mercato, è “cum li dieci de marco de Antonio Janui” ( con i dieci con il marchio di Antonio di Giovanni?), e infine “carte romane fatte a Lion di Francia marcho di Moret dozine 36 a scudi 1.80” e “ carte romanesche larghe fatte a Lion fornite e ligate in carta bianca dozine cinque a scudi 2.50).

Abbiamo una produzione di carte e tarocchi romaneschi. Questo modello “romanesco” era, quasi sicuramente, di tipo portoghese, con i draghi sugli Assi, le fantine  al posto dei fanti maschili, le spade e i bastoni intersecantesi, per quanto riguarda le carte dei semi; per i trionfi, la trasformazione della figura papale in un soggetto più profano secondo la tradizione bolognese ( Il tarocchino bolognese).

Una conferma indiretta dell’uso di questo modello romano ci viene non direttamente da Roma, ma da Napoli, e la troviamo nel 1547 nei “Capitoli giocosi e satirici” del venosano Luigi Tansillo (1510-1568), dove l’autore (Cap. XVII, versi 130 e seg), parlando del gioco delle carte, ne indica una particolarità fondamentale nella presenza di draghi sugli Assi dei diversi semi, caratteristica del modello standard portoghese.

Tantosto che de l’asso l’uom s’accorge,
come fusse un serpente o un carbone,
di man sel toglie et al compagno il porge. 
Et questa credo fusse la cagione,
perché i pittor di carte, c’han del dotto,
diedero a l’asso forma di dragone.

Questo modello romanesco è quello degli inizi del secolo successivo, esemplato nella coppia di fogli incompleti conservati al British Museum. Sono opera di un fabbricante romano che si firmava “ alla Colonna“.

allacolonna

Il nome della ditta “ ALLA COLONNA IN PIAZZA NICOSIA” si trova sul 2 di Spade di uno dei due fogli (in basso a dx in fig.) che contiene altre cinque carte, 3S, CB, CD, Fantina di Bastone e Fantina di Spade.

L’altro foglio contiene trionfi (a sx in fg.). Si tratta di tre file, ognuna con due trionfi. Quella più in basso ha visibili chiaramente solo i numeri arabi 20 e 21. La fila in alto è formata dal Carro con il numero 10 e dalla Ruota della Fortuna con l’11. Sotto, un Sultano con il 5 e l’Amore con il 6. I numeri sono ripetuti in basso capovolti per permettere ai giocatori di individuare la carta quando capitava rovesciata.

Il Sultano con il 5 è chiaramente il Papa. La trasformazione non deve sorprendere per carte prodotte a Roma. Lo spazio tra il 6 e il 10 non può che essere riempito dalle tre virtù, Temperanza, Giustizia e Forza. Siamo quindi in presenza di un ordine di tipo A bolognese, dove quasi sicuramente il 20 è il Mondo e il 21 l’Angelo o Giudizio Universale, ma con la variante fiorentina attestata dal foglio Rosenwald, in quanto il Carro segue le tre virtù e non le precede come nella tradizione bolognese. Questa è una conferma che i tarocchi vennero introdotti a Roma da Firenze e non direttamente da Bologna.

Inoltre, le figure più basse dei semi sono Fantesche, come nel mazzo Rosenwald, con la differenza che nel mazzo Rosenwald ci sono due fanti maschili in Spade e Bastoni, mentre qui le fantesche sono in tutti i semi, come si evince da un’altra coppia di fogli, sempre nel British e dello stesso fabbricante, che porta la data 1613, quasi del tutto identica, per cui dobbiamo collocare i nostri due fogli nello stesso periodo.

Questa ulteriore coppia di fogli è per un mazzo di carte normali. I disegni hanno, come nel nostro foglio, indicatori centrali in alto e in basso su ciascuna carta (CB per Cavallo di Bastoni, S2 per il due di Spade, AD per l’Asso di Denari), Fantine per tutti i semi e draghi sugli Assi.

I semi delle carte romane “alla Colonna“sono dunque di tipo portoghese, con spade diritte e intersecantisi, fantine nei quattro semi e draghi sugli Assi. Il sistema di tipo romano portoghese poteva venire solo dalla Spagna in virtù della lunga dominazione spagnola dell’Italia che, a partire dalla seconda metà del Quattrocento con il sud aragonese, si estese a tutta la penisola per quasi tre secoli, fino al trattato di pace di Utrecht del 1713.

Molto probabilmente, il modello portoghese competeva col modello classico spagnolo che ancora non si era consolidato, e poteva essere utilizzato dagli spagnoli come pattern per l’esportazione, non solo in Italia ma anche in alcune regioni del sud francese, in altre zone europee e persino nelle Americhe.

Ne fanno fede i fogli dello spagnolo Francisco Flores del 1585, fatti presumibilmente per l’esportazione in Messico (in fig a sx), e il frammento di un foglio trovato durante il restauro di una casa di Anversa costruita tra il 1559  e il 1574 (in fig. a dx). Gli Assi presentano  il classico dragone portoghese.

1423_flores-mock-up-1                antwerpspagnolo1559-1574

Oltre ai fogli “alla Colonna“, abbiamo un altro esempio di carte romane fabbricate a Ronciglione, in provincia di Viterbo, che, dai documenti in nostro possesso, sappiamo essere stato un attivo centro di produzione di carte da giuoco per Roma e gli Stati PontificiSono tre fogli scoperti nella rilegatura di un volume datato 1585.

Si tratta di 32 carte. I primi due fogli ne contengono 20, dieci per foglio, e rappresentano i primi trionfi di un mazzo di minchiate (Le Minchiate fiorentine), in quanto compaiono le quattro virtù teologali, e il Fuoco, il primo dei quattro elementi. Una curiosità: i numeri romani che danno l’ordine sono impressi a rovescio, al pari delle figure. Più che a un errore dell’incisore si può pensare che i fogli ritrovati siano stati quelli che i tipografi inserivano per evitare le macchie d’inchiostro fresco. In questo modo, il positivo della stampa tornava ad essere il negativo del disegno della matrice di legno.

L’altro foglio contiene 12 carte dei semi: tutti e quattro gli Assi, i quattro cavalli, e le quattro carte di spade dal 2 al 5. Tutti gli Assi sono rappresentati da un grifone che trattiene il simbolo del seme, e ogni carta, come quelle “alla Colonna”, porta in alto e, rovesciato in basso, le iniziali del valore e del seme di appartenenza ( ad esempio AD=Asso di Denari; CB=Cavallo di Bastoni).

Il fatto che i fogli di Ronciglione siano affini a quelli ” alla Colonna” è una prova quasi certa che il modello standard in uso a  Roma tra la fine del XVI secolo e gli inizi di quello successivo fosse quello di tipo portoghese. Questo modello lo troviamo ancora vivo a Roma intorno al 1660, come sappiamo dai Giuochi volgari, un opuscoletto composto dal marchese di Villabianca nel 1768.

L’autore ci dice che sia il giuoco dei Tarocchi che dei “Gallerini”( nome che sta per Germini o Minchiate) furono introdotti in Sicilia da Francesco Gaetani duca di Sermoneta che fu viceré siciliano dal 1662 al 1667.

Sermoneta è nella provincia laziale di Latina, non molto distante da Roma, e dunque è quasi certo che da Roma il Caetani portò in Sicilia le due forme di gioco, e, dal momento che nei tarocchi siciliani l’ordine è quello dei fogli “alla Colonna”, il sistema è quello portoghese di semi, e le regole del gioco hanno certe caratteristiche comuni con la tradizione bolognese/fiorentina, possiamo concludere che intorno al 1663 a Roma si giocava ancora con carte dello stesso tipo dei fogli “alla Colonna”.

Il modello “alla Colonna” veniva ancora prodotto dai fabbricanti romani alla fine del Seicento sotto il papato di Innocenzo XII, come veniamo a sapere da un documento che tratta la tassazione delle carte da gioco, laddove si parla di ” carte romane”, distinguendole da  “carte spagnole” e “carte francesi”.

In ogni modo, è quasi certo che nel 1725 i trionfi dei tarocchi romani avessero al posto del Papa lo stesso Sultano dei fogli “alla Colonna”, ossia che al posto delle quattro autorità imperiali e spirituali figurassero “quattro Mori”, altrimenti il cardinale Ruffo non avrebbe richiesto al canonico Montieri, autore in quell’anno di un particolare tarocchino (Il tarocchino Bolognese) di apportare al suo mazzo di carte l’identica variazione.

Concludo col dire che nel 1770, in base all’epistolario scritto dall’Italia di una nobildonna inglese, tale Anne Miller, veniamo a conoscenza che in quel tempo a Roma si praticava ancora il gioco dei Tarocchi, ma non si usavano più i tarocchi romani, data la presenza del “Papa”. Il mazzo, allora in uso, era probabilmente lo stesso prodotto già dal 1740 dai fabbricanti bolognesi: un mazzo di tarocchi di settantotto carte derivato dal Tarocco di Marsiglia.

2 Commenti su I Tarocchi romani

  1. Hello, is it possible that you give an acknowledgement to the images taken from my website on this page: http://www.wopc.co.uk/spain/flores/index

    Many thanks,

    Simon Wintle
    http://www.wopc.co.uk

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*