I Tarocchi piemontesi.

Nel mazzo di tarocchi  ancora oggi in uso in diverse città piemontesi, i trionfi vanno dal Matto(0) al Mondo (21). L’ordine attuale è cioè esattamente quello di tipo C, il che farebbe pensare che fin dall’inizio il tarocco piemontese fosse del tutto coincidente con quello milanese, il quale darà vita al Tarocco di Marsiglia (Ordine dei trionfi). Ma non è così.

C’è, nella pratica attuale del giuoco, un aspetto che ci porta a concludere che i giocatori piemontesi, all’atto dell’introduzione del giuoco nella loro regione, utilizzassero un mazzo del tutto diverso da quello in uso a Milano. Gli attuali giocatori piemontesi assegnano infatti all’Angelo, con il numero 20, il punteggio che spetterebbe al Mondo, che così non ha alcun valore particolare. In altri termini, ignorano la numerazione delle ultime due carte e assegnano all’Angelo un rango superiore a quello del Mondo.

L’unica spiegazione possibile a tale pratica di giuoco è che il Tarocco piemontese usasse originariamente un mazzo di carte che nella sequenza dei Trionfi aveva l’Angelo e non il Mondo all’ultimo posto, cioè usasse  l’ordine dei Trionfi bolognese, di tipo A. Quando successivamente le due carte si scambiarono di posto, i giocatori continuarono per abitudine ad assegnare all’Angelo il valore più alto che aveva sempre avuto, e così avviene ancora oggi.

Inoltre, che il tarocco in Piemonte fosse stato introdotto non dalla vicina Lombardia, ma da Bologna, viene attestato da un ulteriore elemento: gli attuali giocatori trattano allo stesso modo la Papessa, l’Imperatrice, l’Imperatore e il Papa, gli assegnano cioè lo stesso valore, così come succede nel Tarocco bolognese (Il Tarocchino bolognese).

Non ci sono pervenute carte da tarocchi piemontesi anteriori al XVIII secolo che possano confermare o invalidare tale ipotesi, tuttavia, la conferma dell’origine bolognese del tarocco in Piemonte è attestata in maniera certa dall’opuscolo di Francesco Piscina, stampato nel 1565 a Monte Regale (l’attuale Mondovì in provincia di Cuneo) dal titolo: ” Ragionamento sopra l’ordine delle figure de Tarocchi” (in fig. il frontespizio)

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L’autore, dopo aver affermato che lo scritto “ è un capriccio venutogli in mente un giorno di festa vedendo piacevolmente giocare una honoratissima e gentilissima Gentildonna di questa città”, passa a descrivere l’ordine dei trionfi del mazzo che gli è capitato sotto gli occhi. L’ordine è il seguente:

IBagatto, II III IV V, VIAmore VIIGiustizia VIIICarro IXForza XFortuna XIEremita XIIAppeso XIIIMorte XIVTemperanza XVDiavolo XVIFuoco XVIIStelle XVIIILuna XVIIIISole XXMondo XXIAngelo.

Gli spazi bianchi relativi a Imperatori e Papi  (dal II al V) sono dovuti al fatto che l’Autore pone sullo stesso piano tali figure, proprio come usavano fare i bolognesi . Il fatto poi che l’Angelo occupi l’ultimo posto nella sequenza è la prova provata che il tarocco piemontese descritto dal Piscina è di origine bolognese.

Tuttavia, a differenza dell’ordinamento bolognese, la Temperanza non compare assieme alle altre virtù, ma è collocata tra la Morte e il Diavolo ( chiamato dal Piscina “i Demoni”),  come avviene nel tipo C milanese, anche se, rispetto a questo, c’è un rimescolamento delle carte nella zona centrale della sequenza, quelle che vanno dal Carro alla Morte.

Di seguito riporto i classici ordinamenti dei trionfi milanesi e bolognesi che il lettore può confrontare con il precedente descritto dal Piscina:

  • Tipo C milanese: Bagatto, Papessa, Imp.ce, Imp.re, Papa, Amore, Carro, Giustizia, Eremita, Ruota della Fortuna, Forza, Appeso, Morte, Temperanza, Diavolo, Torre, Stella, Luna, Sole, Giudizio, Mondo
  • Tipo A bolognese: Bagatto, Amore, Carro, Temperanza, Giustizia, Forza, Ruota della Fortuna, Eremita, Appeso, Morte, Diavolo, Torre, Stella, Luna, Sole, Mondo, Angelo/Giudizio.

E’ evidente che quello descritto dal Piscina è un ordine diverso dai tipi A, C, e anche dal tipo B ferrarese, ed è chiaramente di tipo misto, una mescolanza dell’ordine bolognese e di un altro che non è milanese, ma ad esso molto simile.

Ciò vuol dire che a Monte Regale, l’attuale Mondovì in provincia di Cuneo, circolavano nel 1565 dei Tarocchi che tradivano l’origine bolognese, ma che ormai erano stati influenzati da un modello, simile a quello milanese, ma alternativo ad esso.

Questo modello dei Trionfi lo rintracciamo in un testo in latino del 1547 di Andrea Alciato (Parergon iuris…),  e soprattutto in un componimento del medico  Giambattista Susio dal titolo: “Motti alle Signore di Pavia sotto il titolo dei Tarocchi”, che si legge nel codice 8583 conservato alla biblioteca dell’Arsenale di Parigi.

L’autore si rivolge a 21 dame inviando a ciascuna di esse una terzina con allusione ad un Trionfo, e termina i suoi motti riservando a se stesso la figura del Matto.

Quello che ci interessa, al di là dello stile delle terzine, è che Giambattista Susio abbia fatto riferimento a un mazzo di carte e a un ordine circolante a Pavia nel 1550/70,  datazione desunta dall’articolo “G. B. Susio e le dame pavesi del sec. XVI in Bollettino della Società pavese di Storia patria. Vol XV.Pavia 1963)” in cui il letterato Dante Bianchi assegna alle poesie di Susio il periodo di composizione 1553-1569.

L’ordine del “Susio” (che non è milanese, ma un ordine ad esso alternativo e che a metà del Cinquecento apparteneva ad un mazzo di tarocchi in uso a Pavia), è esattamente identico a quello piemontese del “Piscina”, tranne la derivazione dal tipo A  (Angelo come ultimo trionfo e i quattro Papi di stesso rango).

Questo è l’ordinamento dei trionfi del mazzo pavese descritto dal Susio:

Bagatto, Imp.ce, Papessa, Imp.re, Papa, Amore, Giustizia, Carro, Forza, Fortuna, Eremita, Appeso, Morte, Temperanza, Diavolo, Fuoco, Stelle, Luna, Sole, Angelo, Mondo.

Quindi, se inizialmente il tarocco piemontese era del tutto conforme al bolognese, successivamente assorbì il modello del Susio, conservando della precedente tradizione l’Angelo come ultima carta e i Papi dello stesso rango. E’ questo il mazzo piemontese descritto dal Piscina, un misto bolognese-Susio.

Possiamo allora congetturare che:

  • Il tarocco piemontese trae la sua origine da Bologna, quindi originariamente era di tipo A. Doveva essere di 78 carte, e non quello ridotto del  tarocchino, perché i giocatori piemontesi hanno sempre utilizzato il mazzo completo, sia pure con qualche eccezione a partire dal XVIII secolo. Ciò significa che possiamo collocare la nascita del tarocco piemontese prima che a Bologna si affermasse quella del tarocchino, cioè nell’ultimo quarto del XV secolo. La sequenza dei Trionfi coincidente con quella bolognese aveva l’Angelo all’ultimo posto, e i quattro “Papi” con lo stesso rango.
  • Successivamente, in un arco temporale che possiamo fissare ragionevolmente in venti anni, la tradizione lombarda ne modificò la struttura. Un simile cambiamento poteva essere operato soltanto da un modello che avesse un’ampia diffusione in Lombardia, e non una caratteristica locale. E tale modello era quello del “Susio” che ritroviamo, senza soluzioni di continuità, nel 1565 nello scritto del Piscina.
  • All’atto della sovrapposizione del modello del “Susio” all’antico modello bolognese, i Trionfi che subirono il nuovo ordinamento, al fine di facilitarne il riconoscimento immediato da parte dei giocatori, vennero numerati secondo la pratica ormai già da qualche anno in uso in tutta la Lombardia. Intorno al 1520/30 il tarocco piemontese si presenta, dunque, come una miscela di tipo A e del tipo del “Susio”.

Possiamo, a questo, punto tracciare altresì  le due direttrici secondo le quali si sviluppò la tradizione lombarda:

1) La prima è quella che originò il modello di tipo C milanese, che troviamo nel mazzo del lionese Catelin Geoffroy nel 1557 e in quello del parigino Jean Noblet del 1660. Le successive varianti porteranno al modello definitivo del Tarocco di Marsiglia (I Tarocchi marsigliesi).

2) La seconda  è quella che diede origine al modello che abbiamo definito del “Susio”, diverso da quello milanese, in quanto differente nella sequenza dei Trionfi. Questo modello influenzò il Tarocco piemontese, originariamente di tipo A. L’ordinamento del Piscina, del 1565, che è un misto dei due modelli ne è un esempio. E’ ragionevole pensare che il tipo del “Susio”, per esercitare questa influenza in Piemonte, fosse in uso nella maggior parte della Lombardia, e che in origine, quello che diventerà il Tarocco di Marsiglia fosse, quindi, una variazione specificamente milanese di quest’ordine.

3) Il modello di tipo C milanese-marsigliese arrivò in Francia qualche decennio dopo l’occupazione milanese da parte di Carlo VIII chiamato a Milano da Ludovico il Moro nel 1494; quello piemontese, esemplato dal Piscina, penetrò in Francia dalla Savoia successivamente, con la dominazione francese del Piemonte dal 1536 al 1559.

Quando questo mazzo piemontese, esemplato dal Piscina, arrivò in Francia,  subì un lento e graduale cambiamento in virtù della maggior presa del concorrente “marsigliese”, da più tempo presente sul territorio, che lo privò dell’antica origine bolognese attraverso la numerazione dei quattro Papi, che vennero di nuovo gerarchizzati, e il cambiamento di posto dell’Angelo con il Mondo. Quello che rimase, alla fine di questo processo, fu un mazzo in cui l’ordine del “Susio” veniva completamente rispettato in tutta la sequenza dei Trionfi, al di là di un insignificante cambio di posto tra Papessa e Imperatrice.

Questo modello francese, diverso dal Tarocco di Marsiglia, in quanto discendente dal tipo Susio-Piscina, è il mazzo di tarocchi prodotti dal fabbricante parigino Jacques Vieville, in attività dal 1643 al 1664, e, come quello di Jean Noblet, conservato alla Biblioteca Nazionale di Parigi.

Molte sono le differenze nel disegno con lo stile “marsigliese”.  Il Diavolo(XV), visto mostruosamente di profilo, ha ali di pipistrello, mani e piedi artigliati, emette fiamme dalla bocca, e sul torso e le ginocchia ha una serie di facce. La Luna(XVIII) mostra una donna in primo piano che fila la lana servendosi di una rocca. Qui c’è una reminiscenza dell’antico modello bolognese del foglio Beaux Arts in cui la vecchia filatrice era nella carta successiva, dove ora, invece, troviamo un bambino nudo, in sella ad un cavallo con un’insegna in una mano.

Una curiosità nella versione originale, corretta successivamente, è la posizione dell’Appeso(XII). Non è a testa in giù, ma in posizione eretta, anche se innaturale perché appeso per il piede: il disegno è un evidente errore dell’incisore.

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Possiamo allora ben dire che figlio della tradizione del tarocco piemontese è il mazzo Vieville che, a sua volta, darà vita a una importante linea di sviluppo del tarocco al di fuori dei confini francesi, a partire dal mazzo de Hautot con il modello “belga”. L’antico modello piemontese, derivato originariamente da quello bolognese e modificato da quello del “Susio”, è dunque l’antenato del mazzo di Vieville e dei suoi discendenti.

Ho già detto che non ci sono pervenute carte da tarocchi piemontesi anteriori al XVIII secolo, e ora aggiungo, in conclusione, che la storia delle carte piemontesi, tarocchi compresi, sempre precedente quel secolo, ci parla unicamente di editti seicenteschi che accennano alla manifattura e importazione di carte per giocare. Questo è tutto. Poca cosa. Non mi resta che affidare al giudizio del lettore le considerazioni esposte.

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