I Tarocchi ferraresi

Ferrara fu sin dall’inizio, insieme a Milano e Bologna, uno dei centri più importanti di produzione e diffusione dei Tarocchi. Ancor prima, però, la corte estense si faceva dipingere a mano mazzi normali di carte, come si rileva nel 1422 da un pagamento di 6 lire al pittore Iacomo di Bartolomeo Sagramoro per aver dipinto “tredexe cartexelle da zugare”.

Nel 1423 Parisina Malatesta, moglie di Niccolò III, da lui fatta decapitare per adulterio, ordinò che il pittore fiorentino Giovanni della Gabella venisse pagato 40 ducati d’oro, una cifra altissima, per un mazzo decorato a oro e lapislazzuli. Lo stesso anno, Parisina scrisse a Firenze per avere un mazzo “degli VIII Imperatori”. 

Nel 1450, un certo Andrea di Monsignore di Ferrara, ricevette un compenso di 2 lire per aver dipinto due mazzi di “carte da imperatori”; intorno al 1454, Borso d’Este giocava a carte dette dell’Imperatore, e un libro contabile per gli anni 1452-7 registra due pagamenti di 12 soldi al mazzo, per “carte da imperaturi” o “de imperatore”.

Si può ipotizzare, con buona evidenza, che le carte da imperatori fossero un mazzo particolare, tutto italiano, con regole di gioco diverse da altri mazzi in circolazione, in uso presso la corte ferrarese, ma in origine  in altre città, se Parisina ne ordina un mazzo a Firenze nel 1423.

 

Per avere il primo accenno a carte da Trionfi occorrerà aspettare esattamente venti anni, quando nel Registro di Guardaroba di corte del 1442 è riportato un pagamento per la pittura di “quattro paia di carticelle da trionfi”, allo stesso pittore di vent’anni prima,  Iacomo detto Sagramoro:  “Per sua mercede de avere cholorido e depento le  chope e le spade e li denari e li bastoni e tutte le figure de 4 para de chartexele da trionffi, e per farle de fora uno paro de rosse e 3 para de verde, chargate de tonditi fati ad olio, le quale ave lo nostro Signore per suo uxo….”

Lo stesso anno, 1442, nel Registro dei Mandati è citato il pagamento di 12 lire e 4 soldi a Iacomo Guerzo per un mazzo di carte da Trionfi.

Il signore di Ferrara a quell’epoca era Lionello d’Este (1407-1450) che resse i domini del padre Niccolò III dalla sua morte, avvenuta nel 1441, fino al 1450, per soli nove anni.

C’è poi una notula di pagamento del 1 gennaio 1441 dov’è registrato il versamento in contanti di 2 lire e 5 soldi: “A magistero Iacopo de sagramoro depentore per XIIII figure dipinte in carte da bambaxo et mandate a Madama Bianca Maria da Milano per fare festa la scira della Circoncisione de l’anno presente”.

Anche se non sappiamo se le 14 figure inviate a Bianca fossero carte da trionfi,  se 14 sono probabilmente i trionfi Visconti-Modrone, e 14 anche le carte Visconti-Sforza, tolte le sei che furono eseguite successivamente, si può ipotizzare che i trionfi all’inizio fossero 14 sì da formare 70 carte (14×5).

Una conferma potrebbe venire da un’altra notula di pagamento del 21 luglio 1457 sempre nel Registro dei Mandati: “Maestro Girardo de Andrea da Vizenza dipintore de avere adi 21 de luglio per sua fatura et spesa d’oro fino, coluri, de avere depinto para due de carte grande da trionfi, che sono carte 70 per zogo, le quale sono messe d’oro fitamente, et fate tute de coluri fini et brunide de riverso uno para rosa, uno para verde.”

Dopo Lionello il fratello Borso tenne la signoria ferrarese dal 1450 al 1471. Nel 1452 ricevette i feudi di Reggio e Modena dall’imperatore Federico III come duca. Nel 1471 il papa Paolo II lo nominò duca di Ferrara. Fece edificare la Certosa di Ferrara e commissionò il ciclo di affreschi di palazzo Schifanoia, e la Bibbia miniata da Taddeo Crivelli. Come i suoi predecessori fu un grande amante del gioco di carte.

Dopo il suo insediamento troviamo nel 1450 Iacomo Sagramoro pagato 3 lire per aver dipinto il retro di tre mazzi di trionfi. L’anno successivo, 4 lire per”un paro de charte da Trionfi da lato drito”, cioè solo figure.

Nel 1454, 12 lire e 10 soldi per un solo mazzo di carte decorate con oro fino, quasi sicuramente carte da trionfi. Stesso anno, 5 lire per un mazzo di trionfi e un cofanetto con le insegne del signore. Nel 1456, 10 soldi per “avere depinto uno paro de carte da tromphi lavorate d’oro e d’argento”.

E’ questo l’ultimo riferimento a Sagramoro. Intanto era intervenuto come pittore di trionfi un altro artista, tale Giovanni di Lazzaro, a cui nel 1454 si pagano 32 lire per undici mazzi di carte da trionfi; nello stesso anno è citato un altro pittore di trionfi stipendiato dalla corte,  Alessandro di Bartolomeo Quartesana. Dal 1457 al 1463 troviamo citato costantemente il nome di Gerardo di Andrea da Vicenza che diventò evidentemente l’artista di riferimento nella produzione di tarocchi alla corte di Borso.

Tra il 1450 e il 1463, alla corte di Ferrara vennero prodotti almeno 25 mazzi di carte, e la passione per il gioco continuò anche negli anni successivi, in un’atmosfera di elegante fantasia ed avventura, esaurendosi soltanto alla fine del ‘500 con la fine stessa della signoria ferrarese.

E’ facile dunque immaginare che la produzione di mazzi da tarocchi presso la corte ferrarese fosse altrettanto rilevante di quella milanese. Tuttavia, rispetto a quest’ultima, ci sono pervenuti pochi mazzi di carte da tarocchi ferraresi, per di più molto incompleti.

Prima di analizzarli, occorre precisare una questione fondamentale.

Negli studi sulle carte da gioco ha finito per imporsi erroneamente un sistema in base al quale esistono quattro tipi di mazzi di tarocchi italiani: i tarocchi di Venezia, Bologna,  Firenze e siciliani. La classificazione è erronea in quanto individua l’elemento discriminante nel numero di carte del mazzo: 64 per i siciliani, 97 per i fiorentini, 62 per i bolognesi e 78 per i veneziani.

Noi prenderemo come discriminante l’ordine dei trionfi (Ordine dei Trionfi) che individua esattamente l’area geografica di produzione. Tre sono i fondamentali: milanese, ferrarese e bolognese. I fiorentini, siciliani e altri derivano dal bolognese. Ognuno di essi ha un ordine preciso conservato nel tempo che ci permette di dire se un dato mazzo è milanese o siciliano o altro ancora.

Ordine ferrarese dei Trionfi

L’ordine dei trionfi ferraresi lo ricaviamo da alcuni fogli non tagliati, frutto di matrici in legno, dell’ultimo decennio del Quattrocento, conservati in cinque collezioni diverse: 1) il Museo delle Belle Arti di Budapest; 2) il Metropolitan Museum di New York; 3) la collezione Carey nella Beinecke Library dell’Università di Yale; 4) La collezione privata di Theodor Donson di New York; 5) la collezione privata di Silvio Berardi di Bologna. 

In modo generico questi tarocchi vengono definiti Modello Dick perché è dai tre fogli del Metropolitan donati da Harris Dick che è partita l’analisi e la comparazione con quelli appartenenti alle altre collezioni. In fig quattro trionfi.

      DICK20-21DICK18-19

Tutte queste testimonianze ci permettono di affermare che c’erano due matrici di legno, ciascuna con quattro file di cinque disegni per fila, in modo che un foglio completo comprendeva venti carte. Le chiamerò A e B.

 

La matrice A si presentava come segue:

Fortezza               BagattoI                 fantedenari        fante bastoni          regina coppe

Reginadenari      reginabastoni          reginaspade         EremitaXI               ImpiccatoXII

SoleXVIII          AngeloXIX              GiustiziaXX        Mondo                    LunaXVII

                                                        

                                                           AmoreVIII           TemperanzaVI         StellaXVI

 

La matrice B:

Redispade           Redicoppe             Redenari                Rebastoni                 Fantespade

Fantecoppe         Cavallospade         Cavallocoppe         Cavallodenari          Cavallobastoni

Carro                   TorreXV                RuotaX               MorteXIII                DiavoloXIV

                                                        

 Imp.reIV              PapaV                  Imp.ce                  PapessaIII               Matto

 

Ci sono, dunque, tutti i Trionfi e le figure. Le quaranta carte numerali rimanenti potevano essere stampate su due matrici 4×5 dello stesso tipo.

Come si noterà, i fabbricanti producevano un mazzo completo di 78 carte per mezzo di quattro matrici xilografiche, ognuna delle quali conteneva venti carte.

L’ordine dei trionfi ferraresi è allora il seguente:

Bagatto(I),   Imp.ce(II), Papessa(III), Imp.re(IV), Papa(V),Temperanza(VI), Carro(VII), Amore(VIII), Fortezza(IX), Ruota(X), Eremita(XI), Impiccato(XII), Morte(XIII), Diavolo(XIV), Torre(XV), Stella(XVI), Luna(XVII), Sole(XVIII), Angelo(XIX), Giustizia(XX), Mondo(XXI).

I tarocchi ferraresi a noi pervenuti

Il primo, noto come “Tarocchi d’Este”, conservato nella Cary Collection dell’Università di Yale, è formato soltanto di  16 carte : 8 Trionfi in fig. (Matto, Bagatto, Papa, Temperanza, Stella, Luna, Sole, Mondo) e  8 carte figurate (140×78),  e fu prodotto sicuramente per il successore di Borso, Ercole d’Este, duca di Ferrara dal 1471 fino alla sua morte avvenuta nel 1505.

Tale attribuzione è certa, in quanto le figure di Spade portano lo stemma della casata d’Aragona, ed Ercole d’Este, nel 1473, aveva preso in moglie Eleonora d’Aragona, figlia del re di Napoli Ferdinando I. Dal 1473.

trionfiercoleeste

L’altro, detto di “Alessandro Sforza”, conservato nel Castello Ursino presso il Museo Civico di Catania, è formato di 15 carte, di formato più grande delle precedenti (180×90), di cui 11 sono carte di semi e solo 4 Trionfi (Eremita,Carro, Mondo Temperanza forse).

Di questi ultimi, una carta è di difficile identificazione, anche se, molto probabilmente, trattasi della Temperanza: in questo caso, saremmo in presenza, per la prima volta, della rappresentazione di una virtù cardinale alquanto singolare, dal momento che la donna, ritratta nell’atto verosimile di versare acqua da una brocca all’altra, è una ragazza nuda distesa su un cervo. Potrebbe anche trattarsi di Atteone trasformato in cervo per aver desiderato la vergine Diana che lo cavalca.

                                               AS11            AS06

Nel gruppo ci sono solo 2 figure , il Re di Spade e il Fante di Coppe. Il Re ( in Fig. accanto al Carro dei Trionfi) tiene uno scudo adornato con un garofano all’interno di un anello in cui è incastonato un diamante. E’ l’emblema personale di Alessandro Sforza (1409-1473), fratello di Francesco e signore di Pesaro e Cottignola dal 1445, per cui le carte vengono chiamate “tarocchi di Alessandro Sforza”.

Respadeursino

Il Padre di Alessandro, il condottiero Muzio Attendolo Sforza, aveva ricevuto da Niccolò III d’Este l’uso dell’emblema dell’anello con il diamante, che poi il figlio congiungerà con l’altro emblema estense del garofano. I due emblemi  riuniti potrebbero, tuttavia, riferirsi o ad Ercole d’Este o a Borso che nella celebre Bibbia miniata fa comparire la doppia impresa dell’anello con il diamante e del garofano per ben diciotto volte.

L’ultimo mazzo è quello detto di “Carlo VI”, che è l’unico gruppo di carte quattrocentesche dipinte a mano in cui sia presente la Torre. Conservato presso la Biblioteca Nazionale di Parigi, è formato di 17 carte, di cui 16 Trionfi, Matto compreso (mancano: Bagatto, Imp.ce, Papessa, Ruota, Diavolo e Stella), e 1 carta di seme, il Fante di Spade. In fig. Amore, Eremita e Bagatto.

                                       amanti carlo VI     eremita carlo VI    bagatto carlo VI

Nel 1842 M.C.Leber avanzò l’ipotesi che questo gruppo di carte provenisse da uno dei tre mazzi dipinti da Gringonneur nel 1392 per il Re Carlo VI di Francia. Solo sei anni dopo la pubblicazione dell’articolo di Leber, W.A.Chatto (Facts and speculations on the origins and History of Plajing Cards. London.1848) espresse l’opinione che fossero di fattura italiana, e tutti gli esperti successivi (Merlin, D’Allemagne, ecc) hanno concordato con lui.

Databile tra il 1450 e il 1475, cioè sotto il regno di Borso, il mazzo fu quasi sicuramente dipinto a Ferrara. L’Eremita e il Mondo, infatti, sono nel disegno quasi identici alle corrispondenti carte  catanesi. La rappresentazione degli Amanti, poi, in cui due giovani si baciano in mezzo alla folla, richiama l’affresco nel palazzo Schifanoia di Ferrara del 1470.

Se il mazzo fu dipinto a Ferrara, fu però probabilmente prodotto per i Bentivoglio di Bologna, in virtù dell’ordinamento delle carte e dell’analogia iconografica di alcuni Trionfi con i tarocchi bolognesi.

Infatti, sia nel mazzo “Carlo VI” che nel foglio Beaux Arts, di tradizione bolognese, il Sole ha sotto di sé, in primo piano, una donna che fila la lana con una rocca; il Mondo, in entrambi, è rappresentato da una donna al di sopra del globo dell’Universo, e l’Appeso sostiene allo stesso modo due borse( in fig. le carte Carlo VI e le corrispondenti del foglio Beaux Arts).

                                             sole carlo VI    mondo carlo VI    appesocarlovi

                                           beauxarts

L’ultimo trionfo Carlo VI è l’Angelo col numero XX, e le tre virtù cardinali, sia pure rimescolate, sono consecutive, come nell’ordine bolognese, anche se qui precedono il Carro piuttosto che seguirlo.

L’ordine, senza ombre di dubbio bolognese, è il seguente:

Imp.re Papa, Amore, Temperanza, Fortezza, Giustizia, Carro, Eremita, Impiccato, Morte, Torre, Luna, Sole, Mondo, Angelo

Questi sono gli unici gruppi di carte dipinti a mano in nostro possesso.

Con Ercole I d’Este(1471-1505) sembra finire quest’arte, cioè quello di disegnare e dipingere tutto a mano, senza l’uso dell’incisione. Nel 1492, suo figlio, il cardinale Ippolito I , fratello di Beatrice ed Isabella, scriveva una lettera alla madre Eleonora d’Aragona dall’Ungheria (dove era ospite della regina, la zia Beatrice d’Aragona), per ringraziarla dell’invio di vari oggetti fra cui i “Triumphi dorati”.

Forse erano già da stampe xilografiche come i 9 tarocchi Rothschild, della fine del Quattrocento, divisi tra il Museo del Louvre( l’Imperatore e sette figure- RD, FD, RgS e le quattro di Bastoni) e il Museo civico di Bassano del Grappa(il Cavallo di spade), successivamente dipinte con colori a tempera e arricchite sullo sfondo da una lamina d’oro finemente punzonata con gli elementi decorativi tipici della tradizione ferrarese. In Fig la Regina di Bastoni (Louvre) e il Cavallo di Spade (Bassano del Grappa)

                                         reginabastonirotschild          cavallospadecorrer

L’altro mazzo Rothschild è costituito unicamente da 23 carte numerali che potrebbero provenire anche da un mazzo normale a cui vanno aggiunte 4 carte numerali del Museo Correr di Venezia (AS, 2B, 4C e 4D). L’asso di spade Correr raffigura una spada inscritta in una corona che trafigge un cuore sanguinante. La storica Giuliana Algeri nota una rassomiglianza con le carte numerali del mazzo Ursino di Catania e assegna queste carte a Ferrara con datazione fine XV secolo.

Il successivo mazzo stampato da matrici di legno è il mazzo Leber (I Tarocchi Leber) dei primi anni del Cinquecento, un mazzo non standard, con figure classicheggianti sia sulle carte figurate che sui Trionfi.

L’ultimo mazzo ferrarese, in ordine di tempo, a noi pervenuto, è il cosiddetto di “Orlando” conservato al Museo delle Arti e tradizioni popolari di Roma. Sono 9 carte molto belle, 4 trionfi e 5 numerali, databili intorno al 1530.

Sul trionfo XVIII, il Sole, i raggi di un grande sole, senza volto, illuminano un uomo nudo che sradica un albero; sullo sfondo c’è una fontana. Il numero è in cima alla carta. Forse illustra il canto XXIII, stanze 134-5, dell’ Orlando furioso di Ariosto (pubblicato nel 1516), laddove Orlando sradica gli alberi.

Sul trionfo XVI, la Stella, una grande stella a otto punte illumina due uomini, uno vestito e uno nudo, che si combattono su un ponte; sullo sfondo c’è un edificio. Il numero è sull’angolo superiore sinistro. Probabilmente è l’illustrazione dell’episodio del combattimento di Orlando, nudo per la sua follia, e il guerriero saraceno Rodomonte (capitolo XXIX, stanze 40-8) mentre l’edificio è il mausoleo d’Isabella, uccisa da Rodomonte (stanze 31-3)

Nel trionfo XII, l’Impiccato, un uomo, con tunica e calzoni corti, è sospeso per il piede sinistro a una trave retta da due colonne elaborate con capitelli corinzi. Il traditore ha le mani legate dietro la schiena e la gamba destra incrociata sulla sinistra. Il numero è collocato sotto la fascia con cui è legato il piede e sopra il ginocchio destro.

Sul trionfo VIII, l’Amore, Cupido con il suo arco vola sopra due amanti che si baciano, mentre in primo piano due musicanti suonano una viola da gamba e un liuto, su un pavimento a piastrelle. Il numero è apposto sul lato destro, circa a metà. Probabilmente raffigurazione delle nozze di Ruggero e Bradamante, gli antenati, secondo Ariosto, della famiglia estense.

Queste sono tutte le carte ferraresi in nostro possesso. Tutte di ordine di tipo B.

Le fonti letterarie

Diverse sono le fonti letterarie che confermano, sia pure con qualche lieve variazione, tale ordine standard.

1) Nell’ultima decade del Quattrocento, troviamo la raccolta di alcuni sermoni di un anonimo predicatore domenicano, dal titolo Sermo de ludo cum aliis (Sermone sui giochi di sorte). Al suo interno abbiamo il  “Sermo perutilis de Ludo” (Sermone molto utile sul giuoco), un’invettiva contro i vari giochi tra cui anche il ludus trumphorum.  Il predicatore si lamentò del fatto che Dio, gli angeli, i pianeti, le virtù cardinali e persino il papa e l’imperatore venivano usati di proposito per indurre alla perdizione. Proseguì poi elencando i nomi dei ventidue trionfi, accompagnandone alcuni con un breve commento.I Trionfi sono disposti in un ordine di tipo B. La Giustizia compare, infatti, al numero venti.

L’ordine è il seguente: 1Bagattella, 2Imperatix, 3Imperator, 4Papessa, 5Papa, 6Temperantia, 7Amore, 8Lo caro trumphale, 9La Fortezza, 10La rotta, 11El gobbo, 12Lo impichato, 13La morte,14 el diavolo,15 la sagitta, 16 la Stela, 17 La Luna, 18 El Sole,19 lo Angelo,20 la Iusticia,21 El Mondo. C’è l’inversione del Carro con l’Amore.

2) Nel 1534 nei Triomphi composti sopra li Terrochi in laude delle famose gentildonne di Vinegia che il poeta veneto Troilo Pomeran, da Cittadella, scrisse in lode delle gentildonne veneziane, ancora una volta l’ordine è quello ferrarese, con l’unica variazione dell’Imperatore che prende il posto della Papessa.

3) A pochi anni di distanza, databile intorno al 1540, è il componimento dal titolo “Triomphi de Tarocchi Appropriati” in cui un anonimo poeta ferrarese si rivolge a 22 gentildonne, dedicando a ciascuna di loro un epigramma, servendosi dei Tarocchi. Nel Giornale Storico della Letteratura Italiana ( (GSLI). Vol XLIII. G.Bertoni.( pag 55 e sgg). Loescher Torino 1904.) è riportato per intero il gradevole poemetto. Anche qui i Trionfi, senza numeri, seguono un ordine di tipo B.

4) Nel 1547 abbiamo il poemetto manoscritto Il trionfo dei tarocchi scritto a Trento da Leonardo Colombino (oggi alla Biblioteca Comunale di Trento come manoscritto). Consiste in un sonetto preliminare e 78 ottave, una per ciascuna carta del mazzo. Esso descrive un trionfo pubblico messo in scena a Trento nel 1547 ( 1574?) per celebrare la vittoria di Muhlberg. L’ordine sembra essere di tipo B, salvo che la Fama rimpiazza l’Impiccato e sembrano assenti il Diavolo, la Temperanza e la Papessa.

5) Nel 1550 il poeta ferrarese Flavio Alberto Lollio pubblicava una composizione in versi, dal titolo “Invettiva contra il Giuoco del Taroco” in cui strapazzava il gioco, pur essendo stato, fino al giorno prima della pubblicazione, un accanito giocatore. A pochi mesi di distanza, nel 1551, seguì la “Risposta” in lode dei Tarocchi di Vincenzo Imperiali. L’ordine dei trionfi, in entrambe le composizioni, è ancora una volta di tipo B, con la sola inversione del Carro con l’Amore, così come nel  sermone dell’anonimo predicatore.

6) Nel 1561 fu pubblicata a Venezia un’opera in prosa, La Tipocosmia di Alessandro Citolini da Serravalle. L’ordine coincide con quello di Pomeran (inversione Imperatore/Papessa), ma vengono usati nomi diversi per alcuni trionfi. La Tipocosmia è un plagio dell’opera di Giulio Camillo Delminio (1485-1544).

7) Nel 1570 c’è il “Discorso anonimo” in cui l’autore discute i trionfi in sequenza. Ce ne sono tre copie manoscritte, a Bologna, Firenze e Parigi. E’ intitolato “ Discorso perché fosse trovato il gioco, e particolarmente, quello del Tarocco, dove si dichiara a pieno il significato di tutte le figure di esso gioco”. Manca la data. Pratesi che lo ha scoperto, insieme all’altro del Piscina del 1565, lo data intorno al 1570. Qui ci sono parecchie singolarità. Manca la Temperanza VI, e al suo posto troviamo la Prudenza. Inoltre troviamo quattro personaggi maschili Papa-Cardinale-Imperatore e Re.

8) Infine un ordine ferrarese lo troviamo come sempre senza numeri, ad eccezione del “Sermo de ludo” ne La Piazza Universale, pubblicato nel 1585 da Tommaso Garzoni (1549-1589). E’ probabile che Garzoni plagiasse Citolini data la quasi esatta coincidenza fra i due elenchi di trionfi e fra gli interi passi delle due opere.

Nel lungo regno di Alfonso II (1559-1597)  Torquato Tasso attesta nei Dialoghi ( Il romeo ovvero del gioco) che il gioco dei Tarocchi non era dimenticato a Ferrara.

Ciò nonostante, dopo il Cinquecento, non c’è più traccia di carte da tarocchi prodotte a Ferrara, né della pratica del gioco in quella città. Non sorprende, tuttavia, che il gioco vi sia sopravvissuto per un tempo più breve che in qualsiasi altro luogo. Gli estensi tenevano Reggio e Modena come delegati imperiali, ma il governo di Ferrara era loro affidato dal Papa.

Quando Alfonso II, nonostante le tre mogli, morì senza eredi legittimi, il Papa Clemente VIII si rifiutò di riconoscere come suo successore Cesare d’Este, un cugino di Alfonso, ma di discendenza illegittima, e reclamò Ferrara sotto il governo diretto papale. Fu così che nel 1598 il cardinale Pietro Aldobrandini entrò a Ferrara per governarla in nome del Papato. Si estinse così la luce scintillante della corte ferrarese e scomparve, di conseguenza, il gioco dei tarocchi dalla città che aveva visto tanti appassionati giocatori.

3 Commenti su I Tarocchi ferraresi

  1. BELLISSIMO APPROFONDIMENTO, GRAZIE!

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