I Tarocchi e la divinazione

 Senza la pretesa di esaurire un argomento così delicato e complesso, mi limiterò ad alcuni aspetti di carattere generale.

Possiamo definire la previsione o predizione come “la capacità di vedere o dire in anticipo un evento futuro”.

Anche al termine “previdenza” potremmo applicare la stessa definizione, cioè il vedere in anticipo una certa situazione. Se, ad esempio, tra qualche giorno avrò un colloquio di lavoro, m’immagino da subito di vedere la scena: “prevedo” di parlare in un certo modo, di non essere precipitoso, di fare insomma una bella figura, ecc,ecc. Previsioni di questo genere fanno parte della nostra vita.

In questi casi, però, quando so prefigurarmi quello che accadrà, siamo alle prese con la Prudenza , la forma contratta di “previdentia”, la virtù che, se esercitata correttamente, ci permette di affrontare al meglio la situazione che si verificherà.

Quando, invece, non si conosce il verificarsi di un evento, si può parlare propriamente di “previsione”. Mi rivolgo ad un medico per conoscere l’evolvere di una malattia, a un metereologo per sapere se domani pioverà, o a un cartomante per conoscere se diventerò ricco o incontrerò una persona che mi amerà perdutamente. Tratterò quindi della previsione in riferimento a fatti di cui non si ha conoscenza e che possono essere anticipatamente sottoposti all’attenzione.

A questo proposito, diciamo che un evento futuro può essere necessario o casuale, ossia può verificarsi in maniera ineluttabile e certa, oppure accadere in un modo o in un altro.

Nel primo caso, sapere in anticipo quello che certamente succederà non può in nessun modo consigliarmi, per esempio, di essere più accorto, perché in qualsiasi modo avrò agito, accadrà, ciò nonostante, quello che deve accadere. Se un cartomante mi predicesse il sicuro e imminente tradimento della persona che amo, potrei fare qualcosa? Assolutamente no, perché il tradimento avverrà in ogni modo. Se facessi fuori l’amante il tradimento non ci sarebbe, ma in questo caso l’evento non sarebbe più certo e ricadrebbe nella casualità: infatti, avrei tolto dalla scena un personaggio e l’evento avrebbe perso la sua necessità.

Mi spiego meglio. Supponiamo che un divinatore mi dia per certo che fra una settimana avverrà un terremoto catastrofico in una certa città, e che in questa città viva una persona a me molto cara. Posso avvisare questa persona del pericolo in modo che fugga e si salvi? No, se l’evento è dato per certo!

Infatti, se l’evento è certo significa che si verificherà in un solo modo, è come una scena bloccata nel futuro, immodificabile. Non posso né aggiungere né sottrarre qualcosa o qualcuno a questa scena. Se lo facessi l’evento futuro si verificherebbe in un altro modo e non sarebbe più certo. Posso avvisare la persona che mi sta a cuore e salvarla soltanto se l’evento previsto è probabile, se si presenta come una pluralità di scene e non nell’unico modo imposto dalla sua certezza.

Dunque, anche se fosse possibile conoscere in anticipo ciò che avverrà sicuramente in futuro, questa conoscenza mi è del tutto inutile dal momento che non posso modificare il corso degli eventi. Chi si ritiene in grado di prevedere con certezza il futuro, potremmo classificarlo nella categoria dei “maghi”; ma se crede o induce a credere che si possa intervenire in qualche modo su tale previsione, è uno scemo se è in buona fede, altrimenti un ciarlatano.

E’ questa la ragione per cui la maggior parte di coloro che fanno previsioni non danno per certo l’evento futuro, ma lo ritengono più o meno probabile.

In questo caso, quando l’evento è casuale e lasciato al capriccio della sorte, è del tutto ovvio che non può essere saputo in anticipo, in quanto avrebbe potuto capitare e accadere diversamente da quello che succede. Possiamo dire: “E’ molto probabile che succeda…..”, ma potrebbe accadere tutto il contrario.

Si può allora affermare, in linea di principio, che il mondo della previsione riguarda unicamente gli eventi probabili.

Si può anche affermare, senza ombra di dubbio, che molti sono i punti in comune tra tutti coloro che fanno previsioni, siano essi metereologi che prevedono il tempo, chiromanti, cartomanti, geomanti, astrologi, medici che prevedono una malattia, e cosi via.

Tutti utilizzano uno strumento, come i dati scientifici rilevati da una sonda o le stagionali variazioni climatiche per il metereologo, la mappa stellare o il tema natale per l’astrologo, le carte nel nostro caso, le facoltà extrasensoriali laddove possedute, e tutti mettono il loro sapere al servizio degli altri con una serie di consigli che, una volta seguiti, permettono di affrontare nel miglior modo possibile la previsione fatta.

Tuttavia, profonde sono le differenze metodologiche tra un metereologo o un medico che prevede il probabile decorso di una malattia, e una persona che si affida alla lettura delle carte oppure un astrologo che alza gli occhi al cielo per fissare le reciproche posizioni delle stelle e dei pianeti sulla volta celeste.

Il medico, ad esempio, che prevede una particolare malattia in base alla lettura della storia e delle analisi cliniche del paziente, basa la sua previsione servendosi di una logica puramente oggettiva e razionale. La previsione può rivelarsi sbagliata soprattutto se qualcosa dall’esterno interferisce con questo quadro, come ad esempio l’insorgenza di qualche imprevedibile aggravamento del quadro clinico. In caso contrario, se non ci sono variabili casuali, la previsione ha un alto grado di probabilità realizzativa.

E’ così nella lettura delle carte? Direi di no.

Per quanto riguarda l’interpretazione dei dati, cioè la lettura delle immagini simboliche dei Tarocchi, è un fatto ormai acquisito dai cartomanti quello di credere alla forza evocativa e suggestiva delle immagini, tanto da indurre a dire che la divinazione è un’arte fondata sulla sensibilità del singolo divinatore e su capacità che sfuggono all’indagine razionale.

Leggo da uno scritto sulla divinazione “ Nel corso della consultazione ogni divinatore è libero di interpretare le immagini e i simboli in modo completamente arbitrario, senza essere legato ad alcuna legge prestabilita….. Di fronte agli stessi simboli, due divinatori potrebbero fornire interpretazioni completamente diverse, entrambe ben accette dal consultante. Si deduce che è l’interpretazione del momento, l’ispirazione individuale, che rende più o meno valida la consultazione.”

E’ come dire che qualsiasi interpretazione va bene. Ognuno è libero di interpretare le immagini come meglio crede, in maniera del tutto arbitraria. Quello che conta è la traccia che l’immagine stampa sulla sensibilità del divinatore, ed è l’illuminazione individuale, l’ispirazione del momento, che rende legittima l’interpretazione ai fini della previsione.

Ora, abbiamo detto che una previsione ha un certo grado di attendibilità se si riducono le variabili casuali in gioco. Nel nostro caso, facciamo esattamente il contrario. Abbiamo aggiunto dall’esterno la variabile, incontrollabile e irrazionale, costituita dalla “ispirazione individuale del momento” che lascia l’interpretazione delle immagini all’arbitrio di chi le osserva.

Eppure, anche se si facesse a meno dell’ispirazione, sensibilità, suggestione o chiamiamola come vogliamo, insomma anche se tutti interpretassero le carte allo stesso modo in maniera univoca e oggettiva, nel momento in cui il cartomante inizia a mescolare le carte e ne estrae casualmente qualcuna, questa casualità è ciò che rende altamente improbabile qualsiasi previsione. E’una variabile ineliminabile.

In una seduta cartomantica è tutto nelle mani della casualità. Gli imprevisti sono in numero illimitato e interni al sistema, perché il mescolare le carte, tagliarle, distribuirle casualmente sul tavolo, interpretarle arbitrariamente, tutto concorre a moltiplicare la casualità e a ridurre la probabilità di una credibile previsione.

Insomma, il consultante dovrebbe sapere che le risposte che riceverà sono tratte da un’infinità di risposte possibili e che l’eventualità che si realizzi la previsione è quasi ridotta a zero. Ciò detto, sento già arrivarmi all’orecchio la classica obiezione: “Eppure, in tantissimi casi i divinatori percepiscono quasi esattamente il futuro del consultante……”.

Non molto tempo fa, una donna mi confidò che una cartomante a cui si era rivolta le aveva anticipato un incontro con una persona straordinaria. Quando la incontrai di nuovo mi confermò che proprio nel giorno previsto aveva incontrato il suo principe azzurro e adesso condivideva felicemente con lui la sua vita. A suo dire questa era una prova diretta delle qualità divinatorie della cartomante che da allora aveva preso a frequentare periodicamente.

E’ del tutto evidente che la donna avrebbe potuto incontrare quella persona, proprio il giorno indicato, anche se avesse fatto a meno della cartomante. Voglio cioè dire che la cartomante non ha fatto altro che vendere la speranza che l’incontro sarebbe avvenuto. Quando poi la previsione si verifica, siamo portati a credere nelle fantomatiche doti divinatorie di qualcuno piuttosto che a pensare che l’incontro avrebbe potuto verificarsi comunque, e spesso ci illudiamo a tal punto da rendere quell’incontro conforme all’aspettativa che ci è stata prevista.

In ultima analisi, lo scopo del cartomante non è fare una previsione, ma utilizzare la previsione per vendere una speranza. La previsione è un mezzo, lo strumento che viene utilizzato al fine di vendere un’illusione. E siccome qualsiasi previsione divinatoria ha in sé necessariamente un ventaglio illimitato di possibilità, è molto facile fornire una speranza che soddisfi le aspettative del consultante.

Possiamo dire che i divinatori praticano un mestiere che consiste nell’intrecciare vento nella trama del tempo. Nessuno può assicurarci che la persona incontrata dalla donna, che abbiamo preso ad esempio, non si riveli per un assassino o che una vincita al lotto non ci porti verso la miseria. Si può solo sperare che ciò non accada, ma è giusto affidarsi alle speranze? Assolutamente no, perché qualsiasi speranza terrena è soggetta al cambiamento, e come dice giustamente il proverbio, chi vive di speranza muore disperato. La compravendita dei sogni andrebbe evitata. Solo la speranza in un Bene assoluto ne garantisce la piena realizzazione, ma in questo caso qualsiasi divinatore non può assolutamente esserci di aiuto.

In conclusione, se per la divinazione qualsiasi strumento va bene per vendere un’inutile speranza, allora a cosa servono i Tarocchi? Sottratti a questa pratica, i Trionfi rappresentano una guida morale e spirituale di notevole spessore che può aiutarci giorno per giorno a fortificare le nostre virtù, a indebolire i nostri vizi, a costruire una vera soggettività umana , adesso, nel presente, contando sulla volontà e l’impegno, senza barare con le carte e con noi stessi. Non c’è bisogno di false illusioni, siano esse personali o indotte da qualche divinatore. Basta custodire nella nostra mente il messaggio salvifico di questo straordinario mazzo di carte e lasciare che sia la sua cifra morale ad accompagnarci nella nostra esperienza esistenziale.

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