I Tarocchi del Boiardo

Matteo Maria Boiardo (1441-1494), vissuto alla corte di Borso e di Ercole I d’Este, ai quali dedicò diverse operette encomiastiche, è soprattutto noto per l’Orlando innamorato, il poema cavalleresco, in ottave, in cui si fondono il ciclo carolingio di Carlo Magno e dei suoi paladini, con il ciclo bretone dei Cavalieri della Tavola rotonda. Il poema, incompiuto per la morte dell’autore, fu ripreso dall’Ariosto nel suo Orlando furioso proprio nel punto in cui il Boiardo si era interrotto.

Quello che a noi interessa è però un opuscoletto in versi che l’autore compose prendendo a prestito la struttura di un mazzo di Tarocchi.

Il libretto del Boiardo

Si compone di cinque capitoli: i primi quattro relativi ai semi delle carte, e uno ai Trionfi. A questi vanno aggiunti un sonetto d’apertura e uno finale.

I capitoli dei semi

Le passioni umane, Timore, Gelosia, Amore e Speranza, corrispondono rispettivamente ai  Bastoni, Denari, Spade e Coppe. E, siccome per ogni seme abbiamo 14 carte, ogni capitolo conterrà 14 terzine, ognuna dedicata ad una carta.

Ogni terzina di ciascun capitolo inizia con la stessa parola che esprime la passione a cui il capitolo è dedicato; la parola successiva ha per iniziale il numero dei punti della carta.

Ad esempio, nel capitolo Amore/Spade, la prima terzina che si riferisce all’Asso, inizia con: Amore, un che…..; la seconda che si riferisce al due, con: Amor, dubio….; l’ottava con: Amore ottenne…; la nona con: Amor, nova.….

Le prime dieci terzine, relative alle carte numerali, trattano i vari effetti morali prodotti, in questo caso dall’Amore, e dalle altre passioni negli altri capitoli.

Le terzine relative alle figure forniscono esempi mitologici.

A titolo d’esempio, sempre nel capitolo Amore/Spade, la terzina del Fante si riferisce al mitico amore del ciclope Polifemo verso Galatea: “Amor questo gran Ciclope gigante/Fece per Galatea tanto amoroso,/ Che più de lui forse non arse amante.

La terzina della Regina parla dell’amore di Venere verso Adone: “Amore, a Venere figlio, fece che ella/Per Adone arse e per lui tanto accese/Che Amor infonde ancor dal ciel sua stella”.

Il capitolo dei Trionfi

Il quinto capitolo, quello dei Trionfi, è ovviamente formato da 22 terzine che trattano enti morali nel seguente ordine: Mondo, ozio, fatica, desiderio, ragione, segreto, grazia, sdegno, pazienza, errore, perseveranza, dubbio, fede, inganno, sapienza, caso, modestia, pericolo, esperienza, tempo, oblio, fortezza.

Ogni terzina trionfale richiama un personaggio storico, mitologico o biblico, con cui è in rapporto immediato.

Ad esempio la terzina del trionfo Fede, riguardante la tragica storia coniugale di Sofonisba e Massinissa, così recita:” Fede hebbe Sophonisba non sospetta/A Massinissa che ‘l venen promisse/Se a seguire il triompho era costretta”.

La terzina del trionfo Fortezza fa riferimento alla Lucrezia romana quale simbolo di forza d’animo: “ Fortezza d’animo in Lucrezia liete/esequie fece: e per dar vita al nome/ se uccise, e a l’offensor tese atra rete”.

L’unico trionfo che non richiama personaggi storici o mitologici, è il primo della sequenza: il Mondo. Esso è rappresentato dal Matto che il Boiardo chiama “El folle”. La relativa terzina recita: “Mondo, da pazzi veramente amato/Portarti un fol su l’asino presume/Che stolti confidano in tuo stato”. (Sull’ordine dei trionfi leggere l’ultima parte dell’articolo).

Come anticipato, in aggiunta a questi cinque capitoli, troviamo un sonetto “excusato” finale, in cui l’autore si scusa per aver fornito un modo per sprecare il tempo, invece prezioso, e che nei suoi versi striracchiati non aggiunge niente di nuovo, e un sonetto introduttivo che riporto integralmente in quanto riassume l’intera struttura del libretto:

Quattro passion de l’anima signora

                    hanno quaranta carte in questo gioco:

       a la più degna la minor dà loco

  e il loro significato le colora.

Quattro figure ha ogni color ancora

           che ai debiti suo’ offici tutte loco,

                   con vinti et un triumpho al più vil loco

                       è un folle più che ‘l folle el mondo adora.

Amor, speranza, gelosia e timore

                        son le passion, e un ternario han le carte

                     per non lasciare chi giocherà in errore.

Il numero ne’ versi si comparte:

               uno, duo, tre, fin al grado maggiore.

                Resta mo a te trovar del gioco l’arte.

Resta mo a te trovar del gioco l’arte”, dice nell’ultimo verso il Boiardo. In altri termini è come se dicesse: “Io metterò in versi l’idea di un particolare mazzo di tarocchi. Che qualcuno trovi il modo per realizzarlo concretamente, magari colorandolo con i colori delle passioni corrispondenti ( e il loro significato le colora)”.

L’”Illustrazione” di Pier Antonio Viti

La speranza del Boiardo non andò deserta. Ci fu, infatti, l’urbinate Pier Antonio Viti (1470-1500) che in un manoscritto, probabilmente redatto nel 1491, riportò il testo del Boiardo e le istruzioni per l’illustrazione di un mazzo di tarocchi simile a quello per cui il poeta aveva composto l’opera.

L’Illustrazione del Viti era indirizzata a una dama della corte di Urbino, forse quell’Emilia Pia (intima amica della duchessa urbinate Elisabetta), resa famosa da Il Cortigiano di Baldassarre Castiglione, e dimostra che il gioco dei tarocchi, alla fine del XV secolo, era conosciuto alla corte di Urbino, cosa poco sorprendente dal momento che la duchessa Elisabetta era sorella di Francesco Gonzaga e quindi cognata di Isabella d’Este.

Il manoscritto del Viti fu stampato per la prima volta a Bologna nel 1894 da Angelo Solerti in “Le poesie volgari e latine di M.M.Boiardo”. Il testo del Boiardo era stato pubblicato in una silloge stampata a Venezia da Nicolò Zoppino nel 1523 dove il quinto capitolo dei Trionfi porta il titolo “Capitulo del Trionfo del Mondo”e, nelle successive edizioni, “Trionfo del vano Mondo”.

Il lavoro del Viti, sia pure lacunoso nel capitolo del Timore mancante della presentazione e delle prime dieci terzine, spiega non soltanto come disegnare le carte secondo l’intenzione e il simbolismo del Boiardo, ma descrive chiaramente anche “l’arte del gioco”, a tal punto che i giochi che si possono fare, una volta prodotto il mazzo, sono perfino quattro, non uno solo.

Per quanto riguarda il primo gioco , il Viti propone una cosa del genere: lasciando da parte le carte con i due sonetti, si distribuiscono le carte ai giocatori, di cui non c’è un limite preciso, finché il mazzo non si esaurisce.

Ogni giocatore legge poi ad alta voce la terzina impressa su ogni carta che gli è capitata, in modo da immedesimarsi con quanto sta leggendo” et in ciò si vedono a le volte a donne et omini venire terzetti che sono grandemente al proposito loro, e di gran riso de chi gli ascoltano”.

Abbiamo qui dei tratti di somiglianza con i giochi di sorte, con la differenza che il gioco del Boiardo non è condotto su domande e risposte, ma ha puramente carattere etico sentenzioso.

Il secondo gioco (tralascio per brevità gli ultimi due), dopo la distribuzione delle carte, inizia con il primo giocatore che gioca una carta a cui si deve rispondere; in assenza si deve giocare un trionfo che aveva, pertanto, valore di briscola. Chi non fa prese, è fuori dal gioco. Interessante in questo gioco è che le carte numerali più basse battono le più alte nei semi di Gelosia e Timore, ma il contrario avviene nei semi di Amore e Speranza: “perciocché più amore e più speranza sono migliori che meno; e meno gelosia e timore valgono meglio che ‘l più de loro”. Emerge qui, al di là dei trionfi, il carattere morale dei Tarocchi .

Tuttavia, l’importanza del lavoro del Viti consiste soprattutto nella trasposizione delle terzine del Boiardo negli opportuni disegni simbolici.

Ad esempio, la terzina Regina di Amore, che come detto sopra parla dell’amore di Venere verso Adone: “Amore, a Venere figlio, fece che ella/Per Adone arse e per lui tanto accese/Che Amor infonde ancor dal ciel sua stella”, per il Viti dovrebbe essere disegnata nel seguente modo:

La Regina d’Amore è Venere, depinta sopra un carro de due rote, vestita de colore morello; e similmente è depinto el carro tirato da doi bianchi cigni”.

Il Viti non soltanto ci indica come disegnare la carta corrispondente alla terzina del Boiardo, ma ci suggerisce anche il colore da usare: il morello, cioè il viola per le figure di Amore; il verde per quelle di Speranza; l’azzurro per quelle di Gelosia. Manca il colore per le figure di Timore.

E del tutto ovvio, poi, che i quattro semi corrispondenti alle passioni Timore, Gelosia, Amore e Speranza non possono essere i semi canonici, ma devono adattarsi al significato allegorico delle terzine. A tale scopo, il Viti assocerà al Timore le Fruste( i flagelli temuti dall’umanità), alla Gelosia gli Occhi, all’Amore le Frecce di Cupido, e alla Speranza i Vasi( allusione al vaso che Pandora riempì con tutti i mali del mondo nella speranza di dare la felicità agli uomini).

Avremo dunque il seguente quadro:

Timore(Bastoni)- Fruste.

Gelosia(Denari)- Occhi. Colore azzurro.

Amore(Spade)- Frecce. Colore viola.

Speranza(Coppe)- Vasi. Colore verde.

 Ad esempio, la Regina di Gelosia/ Denari, che per Boiardo è Giunone e così viene descritta nella sua terzina: “Gelosia Juno dea più volte in terra/fece venir per varii amor di Jove/Chè mai non posa un cor che in sé la serra”, nel disegno proposto dal Viti è:

 “ sopra un carro di due rote de azuro puntato, tirato da doi pavoni; con un occhio in mano, e con la Iride, che da capo a piedi la circonda, dicto dagli altri lo arco celeste, e con una aurea corona”.

Allo stesso modo, il Cavallo di Speranza/Coppe, che per Boiardo è Giasone(il mitico capo degli Argonauti che andò nella Colchide a conquistare il Vello d’oro), e in tal modo viene descritto nella terzina: “Speranza Jason, d’animo non lasso/Con gli Argonauti e l’aureo velo adduxe/Per molti casi e in periglioso passo”, nel disegno del Viti è:

Jason, armato de arme de verde , sopra un cavallo cum la spada in mano et ha da l’un de canti un vaso”.

A questo punto, l’idea del Boiardo è diventata, nelle mani di Pier Antonio Viti, un progetto ben definito. Siamo ora in grado di creare ogni carta dei Tarocchi secondo specifiche indicazioni, persino con i colori appropriati.

Occorre soltanto che qualcuno trasformi questo progetto in una realtà concreta, producendo materialmente il mazzo di carte. Viti espresse la speranza che fosse la dama cui aveva indirizzato l’opera ad impegnarsi in questo compito. Non sappiamo se la dama accettò, ma qualcuno quel lavoro lo eseguì.

La storia dei Tarocchi del “Boiardo”

1

Ne “L’Origine des cartes à jouer”, un’opera pubblicata nel 1869 a Parigi da Romain Merlin, l’autore, nel capitolo intitolato un “Jeu de Passion” (Gioco delle Passioni) (pag. 94 e sg), dà una breve descrizione di un mazzo di carte, stampato in xilografia, che in tutta evidenza è strutturato sui Tarocchi del Boiardo.

Le carte che per qualche tempo sono state sotto gli occhi di Merlin “per la benevolenza dell’acquirente”, che ne è entrato in possesso nel 1861 sborsando 400 franchi, sono in tutto 45. Mancano tutti i Trionfi e 12 carte su 56 dei semi ( 5 figure e 7 numerali. Merlin non indica quali). In tutto 44 carte dei semi più la carta con il sonetto “excusato” finale, per un totale di 45 carte, non colorate.

Merlin propone la fine del ‘400 come periodo di produzione delle carte, per “la nettezza e sicurezza dell’intaglio”, per la grandezza quasi coincidente con un gruppo di carte del Museo Correr databile nello stesso periodo, e infine “per il testo impresso che richiama i tipi impiegati a quell’epoca dagli artigiani veneziani”.

In figura, sei carte del mazzo visionato da Merlin, riprodotte in formato minore e pubblicate nel testo aggiunto alla sua opera:

boiardomerlin

Le carte sono nel seguente ordine, a partire dall’angolo sinistro, in alto:

Prima fila: Regina di Speranza, Giuditta; Fante di Speranza, Orazio Coclite; 2 di Speranza.

Fila centrale: Re di Gelosia, Vulcano; Fante di Gelosia, Argo; Regina di Amore, Venere.

Terza fila: Regina Timore, Andromaca; Cavallo Timore, Tolomeo; Asso Timore.

Nella riproduzione, eseguita a china da Merlin, le terzine del Boiardo inserite ne riquadri delle carte sono illeggibili. Se consideriamo la carta di Vulcano, la prima a sinistra della seconda fila, dovremmo leggere nel riquadro “Gelosia fé Vulcano in forme nove/Pigliar Venere e Marte entro la rete/ E il Sol ne fece manifeste prove”.

Come detto sopra, nella carta  di Venere, la prima a destra della stessa fila, dovremmo leggere, “Amore, a Venere figlio, fece che ella/Per Adone arse e per lui tanto accese/Che Amor infonde ancor dal ciel sua stella

Il Viti per disegnare questa carta propone che: “La Regina d’Amore è Venere, depinta sopra un carro de due rote, vestita de colore morello; e similmente è depinto el carro tirato da doi bianchi cigni”. Si vede chiaramente che il disegno, a parte l’aggiunta delle due colombe, corrisponde quasi in tutto ai suggerimenti del Viti.

2

Il 24 novembre 1971 viene battuto a un’asta da Christie di Londra, al lotto 310, un mazzo di carte appartenuto alla collezione di Rimington Wilson. L’acquirente è un milanese, tale Carlo Alberto Chiesa che si aggiudica l’asta per 350 ghinee. Il mazzo sarà successivamente rivenduto a un anonimo collezionista svizzero.

Il mazzo di Christie è probabilmente identico a quello visionato da Merlin. Mancano tutti i Trionfi. Si compone di 44 carte: 43 carte dei semi più la carta con il sonetto excusato. Rispetto al mazzo di Merlin, ed è l’unica differenza, questo ha una carta in meno. Non sappiamo quale.

Mancano per completare le 56 carte dei semi 13 carte. Il Catalogo, errando, menziona solo 12 carte mancanti: il Fante di Timore; l’Asso, il 3, il 5, il 9 e il Cavallo di Gelosia; il 5, il Cavallo e il Re di Amore; l’Asso, l’8 e il Re di Speranza. E’ molto plausibile l’ipotesi accreditata da vari studiosi, che la carta non menzionata dal catalogo sia il Fante di Gelosia, Argo, riprodotto da Merlin.

Dummett nel suo “The game of tarot” pubblica 6 delle 29 riproduzioni inviategli da Chiesa.

boiardodummett

Le carte sono nel seguente ordine, a partire dall’angolo sinistro, in alto:

Prima fila: Re di Timore, Dionigi di Siracusa; Regina di Gelosia Giunone; Cavallo di Speranza, Giasone.

Seconda fila: Fante di Amore, Ciclope; 8 di Gelosia; 2 di Timore

Se consideriamo la Regina di Gelosia, Giunone, il cartiglio riporta la terzina del Boiardo, da noi citata in precedenza “Gelosia Juno dea più volte in terra/fece venir per varii amor di Jove/Chè mai non posa un cor che in sé la serra”,  che, nel disegno proposto dal Viti è:

 “ sopra un carro di due rote de azuro puntato, tirato da doi pavoni; con un occhio in mano, e con la Iride, che da capo a piedi la circonda, dicto dagli altri lo arco celeste, e con una aurea corona”.Tranne l’arcobaleno che manca, il disegno corrisponde perfettamente alle istruzioni del Viti.

Il Fante di Amore, invece, si discosta in parte dalle indicazioni del Viti:

Depinto in forma di rustico gigante cum un solo ochio in fronte, armato; ma per ben somigliarlo, io el vesteria di sola pelle de pecora con un dardo in mano e con una zampogna a li piedi et alcune pecorelle che pascessero l’erbe, sì come i poeti lo descrivono; e faria lo colore della pelle morello per significare lo Amore. E lo terzetto li è sopra il capo scritto”.

3

Un altro mazzo esemplato sui tarocchi del Boiardo, è attestato dall’articolo “Le antiche carte da gioco” del 1899 da parte di Carlo Lozzi. Vi viene descritto un mazzo “di gioco morale, del 1500 circa, detto delle Passioni: 1 amore, 2 speranza, 3 gelosia, e 4 timore.  Formato da 40 carte semplici e 21 Trionfi: 1 freccia, 2 vaso, 3 occhi, 4 staffile”.

Si direbbe un mazzo diverso da quello di Christie, contenente i Trionfi, eccetto uno, e tutte le carte numerali, mancando le carte figurate. Si può ipotizzare, allora, la presenza di diversi mazzi, di cui questo vide la perdita di un trionfo e delle carte figurate, mentre quello di Merlin/ Dummett la perdita di tutti i trionfi.

4

Un mazzo dei Tarocchi del Boiardo esisteva già nel 1677!

Presso il Museo Civico Medievale in Palazzo Fava, a Bologna, è esposta una parte della collezione seicentesca che il marchese Ferdinando Cospi donò alla città nel 1660. Tra i vari oggetti in mostra c’è anche il frontespizio del volume “Museo Cospiano…..donato alla sua Patria dall’illustrissimo signor Ferdinando Cospi, Patrizio di Bologna e senatore…..descrizione di Lorenzo Legati cremonese….in Bologna per Giacomo Monti. MDCLXXVII.” Si tratta dell’inventario iniziato dal Legati e terminato da Silvestro Bonfiglioli di tutte le opere esposte.

Ebbene, se si sfoglia questo volume, al Libro Terzo, Cap. XXVIII, dal titolo De gli strumenti da Gioco, pag 301, veniamo a sapere che tra i beni inventariati c’è un mazzo completo dei Tarocchi del Boiardo. Ecco la descrizione che ne dà l’autore:

5. FASCIO, o, come dice il volgo, MAZZO DI CARTE antiche di Giuoco Morale, chiamato il Giuoco delle Passioni, le quali sono Amore, Speranza, Gelosia e Timore. Egli è distinto in XL carte semplici e XXI di Trionfi. Le carte d’Amore sono contrassegnate colla Freccia; quelle della Speranza col Vaso; della Gelosia con l’Occhio; del Timore collo staffile. Et ognuno di questi simboli nella decina delle carte, ch’egli specifica, è moltiplicato dall’Asso fino al dieci, come le Spade e Coppe ecc nelle Carte, delle quali sono assai più grandi e più grosse. Ed in tal guisa il numero dei simboli mostra il valore della carta.

Ciascheduna decina ha di vantaggio le sue quattro carte di Figure rappresentanti Re e Regina e Cavaliere e Fante, tolta dall’Istoria. Le altre figure de’ Trionfi sono Imagini di personaggi nelle Istorie famosi per qualche vizio o per qualche virtù; e le carte dei Viziosi perdono con quelle dei Virtuosi (il sottolineato è mio). A ciascheduna in un quadro, che finge cartello, v’è soprascritto un terzetto che la spiega con qualche sentenza; ed i terzetti, dal primo all’ultimo, sono collegati insieme con le rime di modo che compongono un solo Poemetto, o Capitolo in terza rima. Ed eccone, per saggio, i primi tre, notati sopra le imagini di Sardanapolo, d’Ippolita e d’Atteone, le quali, come tutte l’altre dei Trionfi, si conseguono coll’ordine dei Numeri Imperiali

I.Ocio Sardanapalo ocioso in piume

tenne:  e in lascivie concubine: e gola

tanto che del regnar perse el costume.

II. Faticha fece Hippolyta che sola

meritoe de le Amazone corona

e i scithia e in grecia ancor suo nome vola.

III. Desio accese Atheon de una persona

celeste: si che in cervo fu converso

perho troppo alto lhomo el desio non pone.

Dallo Dialetto de’ quali può argomentarsi antichità di queste carte non minore di CLXX anni. Ed appunto il carattere, con cui sono stampati, corrisponde a’ già usati nei principii della Stampa. Al che parimenti confronta la maniera dell’intaglio delle Imagini, ch’è in legno, somigliantissima a quella delle Figure stampate circa il principio del secolo passato. Chi fu l’inventore di tal Giuoco spiegollo con questo Sonetto che si legge nella prima Carta, la quale serve di frontespizio al Libro di queste pagine giocose ed insieme morali

Quattro Passion dell’Anima Signora/Hanno quaranta Carte in questo Gioco/A la più degna la minor dà loco/E il lor significato le colora.

Quattro Figure ha ogni colore ancora/Che a i debiti suo’ officii tutte invoca,/Con Vinti e uno Trionfo; e il più da poco/E’ un Folle, e pur quel Folle il Mondo adora.

Amor, Speranza, Zelosia e Timore/Son le Passioni, e un ternario han le Carte/Per non lasciar chi giocarà in errore./El numero ne’ versi si comparte

Uno, duo e trè fin’ al grado maggiore./Resta mò a te trovar del gioco l’arte.

E perchè vi conobbe qualche cosa di vano misto al morale, se ne scusò nell’ultimo, e palesò la sua intenzione con questi versi (segue il sonetto excusato). Qui però più che per altro si conservano per l’antichità. Donolle al Museo il sopramentovato Dottor Montalbani; il quale nei precedenti Sonetti supplì colla penna molte parole che mancavano, rose non tanto dal tempo quanto dall’uso di tali carte”.

Nel 1677 presso il Museo Cospiano appena costituito nelle sale attigue del Museo Aldrovandi, esisteva, dunque, un mazzo completo di 80 carte esemplato sull’opera del Boiardo e tratto dal manoscritto del Viti, prodotto, molto probabilmente, agli inizi del Cinquecento.

Nella descrizione, il catalogatore, parlando dei Trionfi dice (la parte da me sottolineata) che le carte dei Viziosi perdono con quelle dei Virtuosi. Ricordo che l’ordine dei Trionfi del Boiardo è: Mondo, ozio, fatica, desiderio, ragione, segreto, grazia, sdegno, pazienza, errore, perseveranza, dubbio, fede, inganno, sapienza, caso, modestia, pericolo, esperienza, tempo, oblio, Fortezza.

Tralasciando il Mondo che il Boiardo collega al Matto, “El folle”, il primo trionfo è l’ozio. Come dice il Viti: “Il primo Trionfo che è de un punto, se dimanda l’ozio e la figura è di Sardanapalo, re degli Assiri”. Questo Trionfo “vizioso” perde, ossia è vinto, dal successivo, la fatica impersonata dalla “virtuosa” Ippolita, la regina delle Amazzoni. E così, il terzo trionfo, il desiderio amoroso e impudico di Atteone, è vinto dal successivo trionfo, la ragione amorevole della Laura petrarchesca; il segreto è vinto dalla grazia……il tempo dall’oblio.

Rodolfo Renier, nei suoi Studi su Matteo Maria Boiardo (www. tarock.info/renier.htm) formula la stessa conclusione del nostro catalogatore seicentesco, ravvisando tra due elementi consecutivi dei trionfi boiardeschi la relazione in cui un elemento trionfa sull’altro.

Di questo mazzo presente nel Museo Cospiano  si sono perse le tracce, al pari di altri mazzi elencati nell’inventario, straordinari per la loro storicità.

In conclusione, possiamo affermare che il mazzo ideato dal Boiardo, progettato da Pier Antonio Viti alla fine del Quattrocento, e molto probabilmente prodotto da qualche anonimo artista agli inizi del secolo successivo, non ha alcuna somiglianza con i giochi di tarocchi quali noi li conosciamo, né d’altronde era previsto che l’avesse. Abbiamo, piuttosto, a che fare con un gioco di divertimento, di semplice passatempo, a carattere morale e pedagogico. In questo consiste l’”anomalia “ del mazzo in questione.

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