Cartomanzia II

Questa seconda parte riguarderà il periodo che intercorre tra l’inizio dell’Ottocento e i nostri giorni.

L’articolo precedente sulla cartomanzia terminava con le fantasie di Jean-Baptiste Alliette, Questo è il giudizio che ne dà, in Storia della Magia, Alphonse Louis Costant (1810-1875) “ Abbiamo già detto nel nostro Dogma e rituale dell’Alta Magia quanto furono sciagurati i lavori di Etteilla o Alliette sul tarocco. Questo barbiere illuminato non è riuscito dopo trent’anni di combinazioni che a creare un tarocco bastardo in cui le chiavi sono state invertite e i numeri non si accordano con i segni; un tarocco, in una parola, su misura per Etteilla e su misura della sua intelligenza che non era certo meravigliosa….”

Levi

Tale Costant, dopo il seminario che abbandonò prima dell’ordinazione sacerdotale, praticò diverse professioni fino a quando, intorno al 1852, affascinato dalla magia, si diede allo studio di riti magico-orientali, di numerologia, e soprattutto del misticismo cabalistico ebraico. Convinto che la matrice della magia appartenesse al popolo d’Israele, assunse lo pseudonimo di Eliphas Levi Zahed, traduzione ebraica del suo nome e cognome.

Anche lui, come i suoi predecessori sosteneva che i tarocchi costituissero una rappresentazione simbolica di un profondo e antico sapere che affondava le sue radici nell’antico Egitto, attribuibili al solito Ermete Trismegisto, “di tutti i libri il più primitivo”. I Tarocchi erano dunque la porta d’accesso dei più antichi dogmi religiosi e sapienziali, a suo dire, “l’ispirazione di opere ispirate”.

Ma, per aprire questa porta e accedere a questo sapere occulto, occorreva una chiave. E, dal momento che i tarocchi sono arrivati a noi dall’Egitto passando per la Giudea, la chiave andava ricercata nella cabala ebraica.

Una volta trovata questa chiave perduta per secoli, e lui afferma d’averla trovata, si era in grado “di comprendere gli enigmi di ciascuna sfinge e di penetrare tutti i santuari”.

Fatto sta che fu il primo a stabilire un preciso rapporto tra le 22 lettere dell’alfabeto ebraico e i 22 Trionfi. Se ciascuna lettera dell’alfabeto ebraico rappresenta una delle ventidue vie tra i sephirot, ossia le emanazione divine, associando opportunamente ogni lettera alla carta si possono percorrere tutte le ventidue strade. Anche le altre carte, hanno un fondamento cabalistico: non a caso, i quattro semi corrisponderebbero alle quattro lettere del Tetagramma, il nome divino.

Se Levi trovò nella cabala la chiave per aprire la porta dei tarocchi “capace di penetrare tutti i santuari”, in verità questa chiave non funzionava a dovere; c’erano alcuni aspetti delle carte che sfuggivano a qualsiasi associazione e interpretazione. In una delle sue ultime opere affermerà:” Rimane ancora da portare a termine un compito importante: la pubblicazione di un esempio davvero completo e ben fatto del Tarocco. Forse ci assumeremo noi questo incarico”, ma il progetto restò irrealizzato.

Se l’opera di Eliphas Levi è un miscuglio eterogeneo di dottrine occultistiche, e per di più improduttiva, dal momento che la chiave interpretativa cabalistica si rilevò del tutto inadeguata nella comprensione dei tarocchi, c’è da dire a suo favore che fu un uomo senza dubbio sincero, e mai gli passò nella testa di incoraggiare l’uso dei tarocchi a fini divinatori.

Christian

Al contrario, il suo contemporaneo Jean-Baptiste Pitois (1811-1877) che tra i tanti pseudonimi assunse quello di Paul Christian,  era un mestierante. Le fonti della sua dottrina erano quelle consuete dell’occultismo da cui attinse la maggior parte delle idee espresse in un libretto del 1863 dal titolo L’Homme rouge des Tuileries.

Anche per lui era esistito in Egitto, presso i sacerdoti della città di Menfi, una specie di libro composto di 78 pagine mobili che l’autore, il mago Ermete-Thot aveva scritto o piuttosto inciso su altrettante lamine d’oro (lames d’or), un’opera persa nella notte dei tempi.

Ogni lamina d’oro, contenente un foglietto del libro ermetico, portava le incisioni di parecchi numeri e lettere; e il significato di questi numeri e lettere, nella loro correlazione occulta con gli uomini e le cose, costituiva un Arcano, o segreto, designato con il nome di Porta nella lingua figurata degli orientali.

Tra ogni lettera e il numero che gli corrisponde, il sacro artista aveva tracciato una combinazione di figure simboliche improntate agli oggetti visibili del cielo o della terra. Il cartaceo breviario magico tratto dalle 78 lamine del libro d’Ermete, presso i rabbini è chiamato Tarocco o Oracolo Samaritano, essendo stato composto in Samaria, dopo la rovina di Gerusalemme e la perdita dell’Arca, da qualche levita giudeo scappato alla cattività babilonese.

Il tema è quello consueto; nuova è la definizione di Arcano, Lama, Porta, assegnata ad ogni carta dei tarocchi. In particolare, il termine Arcano, da lui proposto, entrerà a far parte della terminologia occultistica corrente attraverso l’attribuzione del titolo di Arcani Maggiori ai trionfi e di Arcani minori alle restanti carte.

Di nuovo, poi, c’è il tentativo di porre i tarocchi in relazione agli “oggetti visibili del cielo o della terra”, associando a ciascun pianeta un “cerchio del destino” contenente i 78 arcani. Con il complesso sistema astrologico di  Paul Christian, l’astrologia irromperà nel modo dei tarocchi. Lo specchio tra cielo e terra e viceversa troverà la sua raffigurazione, ad esempio, nell’Arcano 0 (il Matto), con un uomo in marcia verso un coccodrillo in agguato e che costituirà una rappresentazione usata da parecchi occultisti successivi.

Ora, il quadro è completo. Ermetismo, numerologia, cabala e astrologia, saranno le quattro coordinate attraverso le quali si leggerà la magia dei tarocchi. Una lettura che troverà linfa nelle teorie teosofiche dell’Iside svelata di H.P. Blavatsky e nei rinnovati culti misterici delle società segrete e delle sette religiose.

Papus

In tal senso, il personaggio più autorevole fu Gérard Encausse (1865-1916), un medico che usò lo pseudonimo di “Dottor Papus”. Di seguito, riporterò ampi stralci dalla sua opera che si può definire una sorta di compendio dell’occultismo contemporaneo.

L’operà e “Le Tarot des Bohémiens” del 1889, e come si legge nel sottotitolo è “Le plus ancien livre du monde clef absolue de la science occulte/ À l’usage exclusif des initiés”.

La scienza occulta è come al solito la scienza antica, “ la sintesi che racchiude in semplici leggi le conoscenze acquisite, e la cui trasmissione avveniva nei templi, sotto il nome di misteri da parte di sapienti chiamati sacerdoti o iniziati. La scienza era dunque segreta o occulta, da cui il nome di Scienza occulta data dai contemporanei alla sintesi antica”.

Papus aggiunge poi: “ Tuttavia, quando gli iniziati sentirono avvicinarsi il momento in cui tutte queste conoscenze potevano andare perdute per l’umanità, fecero tutti gli sforzi immaginabili per salvare la sintesi dalla distruzione, e a questo scopo utilizzarono tre grandi mezzi: le società segrete, continuazione diretta dei misteri; i culti, traduzione simbolica degli alti insegnamenti per il popolo; e infine il popolo stesso divenuto depositario incosciente della scienza”.

Per quanto riguarda le società segrete specifica che: “ La scuola d’Alessandria fu la sorgente principale da cui nacquero le società segrete occidentali. Per la maggior parte, gli iniziati avevano trovato rifugio in Oriente, e recentemente, nel 1884, l’Occidente ha appreso l’esistenza in India e soprattutto nel Tibet di una fratellanza occulta che possiede integralmente la sintesi antica. La società Teosofica è stata fondata con l’intento di rinnovare l’iniziazione occidentale da quella orientale (il riferimento è a  H.P.Blavatsky che proprio nel Tibet aveva trovato la fonte d’ispirazione della sua dottrina).

Le sette gnostiche, gli Arabi, gli Alchimisti, i Templari, i Rosacroce e infine i massoni formano la catena occidentale di trasmissione della scienza occulta……ma la massoneria francese attuale ha perso quasi totalmente il senso dei simboli tradizionali che costituivano il deposito che doveva trasmettere di età in età…..e non può fornire da sola la legge sintetica da noi ricercata”

Occorre, continua Papus, un lavoro ancora più grande per ritrovare la sintesi nelle nostre religioni occidentali, al di là del lavoro svolto dalla massoneria francese. Per questo dobbiamo volgere lo sguardo alla Bibbia ebraica , alle lettere e alla cabala della Speher Bereschit di Mosé, che contiene tutte le tradizioni occulte, il cui vero senso però non è stato mai svelato.

Se allora non possiamo affidarci alla massoneria o ai sacerdoti dei culti misterici, sia pure, secondo Papus uomini intelligenti e virtuosi, occorre affidarsi al popolo incaricato di trasmettere dai tempi più antichi l’insegnamento occulto. Questo popolo è il “peuple bohémien”, da cui il titolo del libro, ossia il popolo degli zingari, e il veicolo di trasmissione è costituito dai Tarocchi con cui prevedono la sorte.

Sì, questo gioco di carte chiamato Tarocco che possiedono gli Zingari è la bibbia delle bibbie. Questo libro di Thot Ermete Trismegisto è il libro di Adamo, è il libro della Rivelazione primitiva delle antiche civiltà”.

La cabala è lo strumento che permetterà di trovare la chiave dei Tarocchi capace di spiegare tutti i simboli senza difficoltà, di ritrovare la legge sintetica nascosta in tutti i simbolismi.

Di questa legge sintetica, però, nel libro non c’è traccia. Dopo uno studio preliminare sugli elementi della cabala e sui numeri  e sulla sua applicazione nella costruzione dei tarocchi, Papus termina la sua digressione esponendo, per quanto possibile, gli elementi della divinazione con i tarocchi in uso preso gli Zingari.

A questo punto non mi resta da aggiungere che l’idea dell’introduzione in Europa dei Tarocchi da parte degli Zingari era a quel tempo molto diffusa in Francia, non solo in ambito occultistico, ma anche nei circoli accademici e culturali. Ne fanno fede i diversi testi che tracciano la nascita europea del gioco delle carte.

Gli occultisti

Papus contribuì, insieme ai suoi predecessori, a consolidare tutto quel movimento occultistico che ebbe una larga eco in Inghilterra, eco amplificata dall’organizzazione di sette massoniche come la Hermetic Order of the Golden Dawn (l’Ordine Ermetico dell’Alba Aurea) in cui emersero le figure di A.E.Waite, di Alister Crowley e del poeta W.B. Yeats.

Contemporaneamente alla fondazione di questo ordine massonico, Oswald Wirth (1860-1943) aveva disegnato e pubblicato in trecentocinquanta copie i ventidue Arcani maggiori con il nome di Les 22 Arcanes du Tarot Kabbalistique.

Waite, che visse dal 1857 al 1942, fu traduttore di Eliphas Levi e di Papus, e autore del libro The Key to the Tarot del 1910 accompagnato da un mazzo di tarocchi. Si tratta del mazzo Rider-Waite dell’editore Rider, illustrato nello stile art nouveau, da Pamela Colman Smith.

Fu questo, in effetti, il primo mazzo completo per la cartomanzia, se prescindiamo da quelli della tradizione di Etteilla. In Italia una versione di questo mazzo chiamato “Cartomanzia Lusso” fu prodotta nel 1912 dalla ditta Modiano, insieme al libretto Il Destino svelato dal Tarocco del “Dottor Marius”.

Anche A.Crowley(1875-1947) scrisse un libro occultistico The Book of Thot nel 1944 che servì da base al particolare mazzo di tarocchi del 1977 di un suo discepolo, tale Robert Wang.

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Quali considerazioni trarre dalle teorie di tutti questi pensatori? Per quanto possibile, molto schematicamente, riassumerò nei termini seguenti il succo del loro lavoro:

1.Nella notte dei tempi il dio egizio Toth, identificato successivamente con Ermete Trismegisto, o lui stesso l’Ermete che sarà il messaggero greco degli Dei e il Mercurio del mondo pagano dei Romani, insomma questa divinità ispirata e padrona di un sapere che tutto racchiude e da cui tutto promana, incise su 78 lamine o lame d’oro la serie del codice cifrato della sua universale saggezza. Numeri e lettere conoscibili solo ad alcuni eletti, i sacerdoti iniziati, un apparato esoterico la cui scoperta avrebbe condotto a quella vera sapienza che è madre di ogni sapere e potere umano.

2.I Tarocchi, col loro simbolismo particolare, rappresenterebbero la decifrazione di questo antico codice, le 78 pagine stampate dalle incisioni del dio Toth. Capirne il significato equivale allora a risalire alla fonte della primordiale e universale sapienza. Un percorso difficile però, dal momento che il libro ermetico dei tarocchi, passando di mano in mano, è stato corrotto da saperi di basso livello e frainteso da ignoranti fabbricanti, in una parola, deprivato della sua autenticità.

Per fortuna sono apparsi sulla scena della storia gli occultisti francesi, i massoni inglesi, gli spiritualisti seguaci della teosofia, insomma, i nuovi apostoli della verità che, mescolando ermetismo, numerologia, cabala e astronomia, furono in grado di svelare l’”Arcano”, proclamandosi unici depositari della conoscenza suprema, gli autentici interpreti della “magia universale”.

Mi fermo qui! Concludo aggiungendo che se oggi qualcuno crede ancora alla sciocchezza antistorica di un’origine egizia dei Tarocchi, si può ben capire l’attuale diffusione della cartomanzia.

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